giovedì 18 maggio 2017

Cacciatori di teste e cacciatori di bambini. 









Per più di un secolo nei villaggi del Borneo, di Giava e di Sulawesi si temettero i misteriosi uomini che di notte andavano in cerca di teste. Soprattutto si temevano gli stranieri che si pensava fossero mandati dal governo a raccogliere teste di bambino da seppellire sotto strade e ponti nuovi per rafforzarli. Nel maggio del 2006 le trivellazioni di una compagnia che cercava gas naturali nella zona orientale di Giava scatenarono un’eruzione di fango. Tra gli abitanti si sparse la voce che il governo stesse cercando teste di bambino da gettare nel cratere per bloccare l’eruzione, e ne sarebbero occorse migliaia, si diceva. Si diffusero notizie allarmanti di corpi di bambini decapitati ritrovati nei campi e negli ospedali, voci di bambini rapiti e portati via da misteriose motociclette. Molti tennero a casa i propri figli da scuola.
Attorno al 1890 nella zona malese del Sarawak girò voce che agenti governativi fossero stati inviati nella zona per recuperare teste da seppellire per rinforzare le fondazioni di un nuovo lago artificiale. Alcuni presunti cacciatori di teste furono anche assassinati dagli abitanti dei villaggi terrorizzati. Ancora negli anni cinquanta nell’isola di Flores, i bambini correvano a nascondersi in casa ogni volta che passava un’auto, perché i genitori avevano spiegato loro che sulle macchine (le macchine erano rare da quelle parti), viaggiavano i cacciatori di teste di bambini. E spesso furono proprio i missionari europei a essere sospettati di essere cacciatori di teste di bambini. Sempre a Flores, negli anni sessanta ci fu un prete che restava nella sua chiesa a pregare fino a tarda ora. Gli abitanti pensarono che in realtà il prete aspettasse proprio lì le sue piccole vittime. La gente smise di frequentare la chiesa, e iniziò a girare la voce che il prete si aggirasse di notte per i villaggi vicini con le teste dei bambini tra le mani. Alla fine il prete dovette essere trasferito. A Sumba, isola dell’Indonesia orientale, si racconta ancora oggi di stranieri che brandiscono oggetti taglienti di ferro e guidano furgoni bianchi pieni di sangue di bambini, di grasso, di teste e parti del corpo, che poi utilizzerebbero per produrre elettricità. Questi stranieri arriverebbero soprattutto nei mesi di luglio e agosto, mesi di maggior afflusso turistico.
Gli antropologi hanno spiegato queste ‘paure’ ipotizzando che il cacciatore di teste straniero simboleggi in realtà il potere statale e la perdita di autonomia politica. In Indonesia esisteva la pratica tradizionale di ‘cacciare’ le teste. I colonizzatori ne assunsero il controllo e divennero a loro volta dei cacciatori di teste. Punire e governare voleva dire prendersi le teste che si voleva. Così ‘prendere’ le teste altrui diventò simbolo del dominio straniero sulla cultura indigena: lo straniero prendeva le teste per impadronirsi della forza del villaggio e infonderla nello stato.
Ma la parte più interessante e che andrebbe indagata, a mio parere, riguarda i sacrifici edilizi. Gli indigeni, infatti, avevano paura che teste di bambini fossero usate nelle fondazioni di strade e ponti. Il sacrificio edilizio è la forma più antica di sacrificio umano, ritrovamenti archeologici ne testimoniano la presenza presso tutti i popoli preistorici europei. Nel tempo il sacrificio umano fu lentamente sostituito da simulacri simbolici. In Italia, nel territorio di Praglia, presso i Colli Euganei, sotto le strutture di un villaggio neolitico è stata trovata una sagoma umana in legno. Sacrifici edilizi esistevano presso i Celti e anche nella Bibbia ne troviamo testimonianza. Nel 1907, sotto le mura di Mageddo in Palestina, fu ritrovato lo scheletro di un fanciullo di quindici anni. Ora, per quanto ho potuto appurare, in Indonesia esistevano i cacciatori di teste e riti funebri molto particolari che prevedevano forse all’inizio sacrifici umani, ipotizzano gli antropologi. Allora mi domando da dove venisse la paura degli indigeni che le teste dei loro bambini fossero usate dall’uomo ‘bianco’ per sacralizzare le fondamenta di ponti e strade………..

Fonte: F. Larson, Teste Mozze. Storie di decapitazioni, reliquie, trofei, souvenir e crani illustri, UTET, Torino, 2016.

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