giovedì 6 aprile 2017

Chaucer / Pasolini e il messaggio dei Canterbury Tales: il significato ‘nascosto’. 


Ho raccontato queste storie solamente per il piacere di raccontarle. Il piacere di raccontare storie implica un giocare con ciò che si narra, e questo giocare implica una certa libertà riguardo alla materia. Questa libertà di fronte alla materia richiede che la ricostruzione di Chaucer sia di fantasia, e che non debba essere usata come pretesto per la ricostruzione di un periodo storico. La storia in questo film è strettamente di fantasia. Perciò devo dimenticare Chaucer per poter fare il film come un mio gioco di fantasia, un mio gioco personale come autore”.
 Con queste parole Pasolini definì il suo lavoro cinematografico sui Racconti di Canterbury, con il quale vinse l’Orso d’Oro a Berlino nel 1972. Queste stesse parole alla luce del libro ‘Who murdered Chaucer?’ appaiono sotto una luce ben diversa e più complicata. E quella libertà riguardo alla materia di cui parla Pasolini, definendo il suo film come ‘strettamente di fantasia’ lascia il posto a una ricostruzione di significati sorprendente. Come spesso accade leggendo Pasolini, si ha l’impressione che lui sapesse molto di più di quello che diceva e non potendolo esporre chiaramente, lo spiegasse con la fantasia e l’intuizione profonda del poeta e dell’intellettuale. Intuizione e sensibilità che certo aveva, ma che a mio avviso non possono spiegare del tutto certe coincidenze come quelle che mi accingo a raccontare.
I ventinove pellegrini che il poeta Chaucer immagina di incontrare alla Tabard Inn di Southwark sono uno specchio fedele della società Inglese della fine del XIV secolo. I rappresentanti di tutte le classi sociali, eccettuate la nobiltà e il proletariato contadino, si ritrovano attorno ad una stessa tavola prima di partire per visitare la tomba di Thomas Becket a Canterbury. I Canterbury Tales, oltre ad essere l’affresco multiforme e fedele di un mondo a cavallo di due epoche, sono anche un repertorio esaustivo delle forme narrative più disparate: dal racconto comico e dalla farsa salace del fabliau fino al romanzo cortese (rovesciato, a sua volta, nella parodia di se stesso) e poi il lai bretone, l’exemplum, l’apologo, la favola animalesca, le leggende dei santi e, infine, l’omelia sui peccati capitali del Racconto del parroco. Pasolini sceglie la narrazione sapida e immediata dei fabliaux e l’ambientazione popolare che li contraddistingue. Ritaglia un “suo” Chaucer, escludendo quanto non contribuisca al recupero della ‘corporalità popolare’.  In realtà Pasolini, apparentemente contraddicendo quanto lui stesso afferma sul suo film, non prescinde da quelle che sono le caratteristiche peculiari di Chaucer, e dei Canterbury Tales, dell’epoca e del contesto socio-culturale cui appartengono.
“Chaucer si colloca a cavallo fra due epoche. Ha qualcosa di medievale, di gotico: la metafisica della morte. Ma spesso si ha l’impressione di leggere un autore come Shakespeare o Rabelais o Cervantes. È un realista, ma è anche un moralista e un pedante, e inoltre mostra straordinarie intuizioni. Ha ancora un piede nel Medioevo, ma non è uno del popolo, anche se raccoglie i suoi racconti dal patrimonio popolare. In sostanza, è già un borghese. Guarda già alla rivoluzione protestante e perfino alla rivoluzione liberale, nella misura in cui i due fenomeni si combineranno in Cromwell. Ma mentre Boccaccio, che era pure un borghese, aveva la coscienza tranquilla, con Chaucer si avverte già una sensazione sgradevole, una coscienza turbata e infelice. Chaucer presagisce tutte le vittorie, tutti i trionfi della borghesia, ma ne presente anche il marciume. È un moralista, ma dotato anche del senso dell’ironia.”

Per capire lo sguardo di Pasolini su Chaucer, bisogna partire dalla fine, dal 1400, anno in cui si dice che Chaucer sia morto.
Sarebbe più giusto dire che, improvvisamente, nel 1400 Geoffry Chaucer, il padre della letteratura e della lingua inglese, scompare da tutti i documenti e cronache del tempo. Noi, ad oggi, non sappiamo come morì, dove morì e quando morì. Le cronache del tempo non ne parlano. Non c’è alcuna notizia sul suo funerale, sulla sua sepoltura. Chaucer non lasciò testamento. Insomma, le fonti dell’epoca, sulla sua ‘sparizione’ improvvisa mantennero un totale silenzio. E per quanto sembri incredibile nessuno si è mai chiesto, nei secoli, cosa realmente fosse successo al poeta.  Chaucer era un uomo famoso del suo tempo, e non fu solamente un letterato: fu un giudice di pace, un membro della House of Commons, sovraintendente alle acque del Tamigi presso la parte meridionale del porto di Londra, controllore delle gabelle sulle lane e sui pellami e vice-intendente forestale di North Pethenton Park, Somersetshire. Tra il 1389 e il 1391, svolse anche l'incarico di sovraintendente alle costruzioni reali nella regione. Fu anche diplomatico e spia di Edoardo III e del figlio Riccardo II. La sorella della moglie aveva sposato Giovanni di Gand, duca di Lancaster. Chaucer, oggi è considerato il padre della lingua inglese, al pari del nostro Dante che probabilmente conobbe. Sparì improvvisamente e nessuna cronaca del tempo ne parlò. Alcuni studiosi hanno formulato l’ipotesi che, in effetti, Chaucer ai suoi tempi fosse letto e conosciuto solo in una piccola e ristretta cerchia della società inglese, quella aristocratica che gravitava attorno alla corte di Riccardo II. Ciò sembrava avvalorato dal fatto che nelle biblioteche personali di aristocratici e soprattutto borghesi inglesi del tempo, non fossero state trovate moltissime copie dei lavori di Chaucer. Ma, anche in questo caso, non si è tenuto conto che molto del materiale potrebbe essere stato disperso se non distrutto, come vedremo più avanti. E’ un fatto che ai suoi tempi Geoffrey Chaucer fosse un personaggio pubblico importante e conosciuto, per questo appare così strano che la sua morte, all’epoca, non sia stata menzionata in nessun documento. I suoi biografi del ventesimo secolo lo descrivono come un uomo vecchio e di salute instabile. Ma queste sono tutte speculazioni, senza prove documentali certe, basate solo sul fatto che all’epoca della sua sparizione Chaucer aveva 59 o 60 anni. Ma anche a quei tempi, se si aveva la fortuna di superare indenni i primi 40 anni di vita senza incappare in malattie o morti violente per mano altrui, si aveva la possibilità di vivere comunque a lungo. Dunque l’età di per sé non vuol dire nulla. Chaucer fu un poeta e un intellettuale della corte di Riccardo II, il re che prese nelle sue mani il potere effettivo nel 1389, poco dopo la sanguinosa repressione della rivolta dei ’contadini’. Il perno della politica di Riccardo II fu la ‘pace’, soprattutto la pace con la Francia. La sua politica di ‘pace’ rappresentò una novità eclatante della politica inglese, un vero e proprio shock culturale per gran parte dell’aristocrazia inglese del tempo che aveva fondato la proprio fortuna e il proprio potere proprio sulla guerra, in particolare sulla guerra contro la Francia. Riccardo II era stato educato in un ambiente intellettuale particolare che si rifaceva a Dante, e agli scritti dei più grandi teorici politici del tempo quali Marsilio da Padova, che fu rettore dell’Università di Parigi dal 1312 al 1313. Lo stesso Chaucer condivideva questo nuovo pensiero politico, religioso e sociale che considerava la guerra propria dei tiranni.
Riccardo II volle trasformare la cultura di ‘guerra’ della corte inglese, in una cultura di ‘pace’. Volle cambiare l’intero indirizzo politico della cultura inglese del tempo. E il concetto di pace non aveva solo una ragione idealistica, ma anche economica. Anni di guerra contro la Francia avevano svuotato i forzieri della corona e riempito quelli dei grandi nobili. Dunque la corona aveva perso potere economico e politico rispetto alla nobiltà. Il concetto di ‘pace’ che Riccardo II promulgava, era un discorso finemente politico. E questa politica della ‘pace’ la ritroviamo all’epoca presso tutte le corti più importanti d’Europa, uno ‘spirito del tempo’, avrebbe detto il Manzoni, supportato dagli intellettuali di corte più illuminati, che proprio nelle corti avevano alla fine sostituito i menestrelli. Accanto ai monarchi ora c’erano gli intellettuali, poeti e filosofi, non più i menestrelli. I monarchi incoraggiano e finanziano intellettuali, poeti e filosofi, è il tempo di Petrarca, di Dante. Queste corti illuminate d’Europa favoriscono una letteratura, una poesia e una filosofia scritta in volgare, scritta in una lingua che definiremmo oggi, nazionale, a dispetto del latino. Ma questa scelta non è presa, come penseremmo oggi, per favorire un concetto di nazione. Al contrario, la scelta del volgare è vissuta all’epoca come un’apertura verso il mondo. Il latino, ricordiamo, è la lingua per eccellenza della Chiesa. La monarchia, il potere temporale, che sceglie la lingua vernacolare, sceglie la differenziazione. In questa visione politica il monarca diviene per l’intellettuale del tempo un simbolo pregnante. Nel prologo di The Legend of Good Women, Chaucer descrive The God of Love richiamando chiaramente la persona di Riccardo II: Riccardo II ha i capelli d’oro e il suo simbolo è il SOLE, la sua corona è il SOLE e il sole nello stemma dei Plantageneti è simboleggiato a sua volta dalla ROSA. Quando nel 1389 Riccardo II arriva al potere ha 14 anni. E’ un re molto giovane, ma ha alle sue spalle una corte di intellettuali molto importante nella quale è cresciuto, e di questa corte fa appunto parte Chaucer. La corte reale ai tempi di Riccardo II viveva il fermento culturale e politico diffuso in tutte le corti europee. Il fermento era anche religioso, e non avrebbe potuto essere diversamente visto che all’epoca politica e religione erano intrinsecamente unite. La religione era Roma, era Roma e il potere papale che sempre pendeva, come una spada di Damocle sul potere temporale, sulla sua legittimazione. Ma proprio in quegli anni la chiesa di Roma vive una profonda crisi politica e morale. I papi sono chiusi nella loro fortezza-esilio di Avignone, e sotto accusa era la profonda corruzione di quella Chiesa. In Inghilterra, nel periodo di Riccardo II e di Chaucer, apparve un grande riformatore: Jhon Wyclif. Il riformatore denunciò la corruzione della Chiesa, e soprattutto rivendicò ai fedeli il diritto di leggere la Bibbia e sentire la messa nella propria lingua madre; di più, mise in dubbio la presenza reale di cristo nell’eucarestia. Anticipò temi che poi ritroveremo in campo riformatore ben due secoli dopo. E la corte di Riccardo II, i suoi intellettuali di riferimento tra cui Chaucer sembrarono appoggiare o comunque proteggere Jhon Wyclif e le sue idee. Questa politica si scontrò con fatti molto concreti. Si scontrò con una nobiltà inglese che aveva spostato molti dei suoi figli cadetti sulla carriera ecclesiastica, con una nobiltà dunque che aveva fatto della Chiesa un suo personale feudo. Combattere la corruzione della Chiesa significava concretamente attentare ai soldi della Chiesa, ai soldi e al potere di questa parte della nobiltà inglese che era di per sé autonoma nei confronti del monarca. Questa politica di ‘pace’ di Riccardo II che in realtà mirava a rafforzare la figura del monarca di fronte al potere temporale e spirituale della chiesa di Roma, si scontrò dunque con i forti interessi di gran parte della nobiltà inglese. E fu proprio un arcivescovo che si diede da fare per organizzare un colpo di stato e buttare giù dal trono Riccardo II e tutta la sua corte. Fu l’Arcivescovo di Canterbury, Thomas Arundel, a complottare contro Riccardo II e detronizzarlo mettendo al suo posto sul trono nel 1399 Enrico IV della famiglia dei Lancaster e ponendo fine, con la morte di Riccardo II alla dinastia dei Plantageneti. E’ in questo periodo che Chaucer lavora alla sua opera più significativa i Canterbury Tales. Chaucer lavora alla sua più grande e importante opera proprio quando finisce un’epoca, proprio quando si sfalda tutto un mondo politico, intellettuale, filosofico e poetico che lui stesso aveva rappresentato alla corte di Riccardo II. Chaucer entra nel mirino del nuovo re ma soprattutto nel mirino dell’Arcivescovo Thomas Arundel capo indiscusso della chiesa inglese e il vero Potere dietro il trono. E’ ormai un intellettuale scomodo e sorvegliato. Il clima culturale, politico e religioso inglese durante il regno di Enrico IV con capo della chiesa Thomas Arundel diventa soffocante, conservatore, fisso in un cattolicesimo ortodosso e romano che non lascia spazio a una lettura della Bibbia in inglese, che rimette al primo posto la lingua latina davanti al vernacolare, e che taccia di eresia chi non crede nel miracolo dell’eucarestia, accendendo i primi roghi. Poeti, filosofi, intellettuali, tutti fiutano il cambiamento d’aria e di regime e molti si adeguano purgando le loro opere e rendendole più prudenti, e gradite al nuovo potere. Appaiono i poemi adulatori del nuovo re, in latino. Chaucer invece scriverà un poema ironicamente adulatorio nei confronti del nuovo re, in inglese. Un’ironia che scadeva quasi nel ridicolo, rendendo il poema per certi versi sovversivo, definendo il nuovo re un conquistatore di Albione, quando ben si sapeva che Enrico IV doveva il trono all’arcivescovo Arundel. Chaucer definiva il nuovo re tale per conquista, per genealogia e libere elezioni. Ma, in realtà, nulla di tutto ciò era avvenuto. Enrico IV non apparteneva alla dinastia dei Plantageneti come Riccardo II, non aveva conquistato il potere da sé, e la House of Commons non aveva ratificato la sua presa di potere. I versi di Chaucer sembravano davvero una presa in giro e una denuncia. Pochi mesi prima della sua sparizione o presunta morte, Chaucer si ritirò a vivere presso l’abazia di Westminster, che era stata LA chiesa speciale di Riccardo II. Proprio attorno all’abazia di Westminster si concentrava tutta l’opposizione al nuovo re Enrico IV. In questo torno di tempo Chaucer mette a punto i Canterbury Tales. Secondo gli studi più recenti il poeta inizia a scrivere le prime novelle già nel 1388, ma nel 1400 anno della sua scomparsa l’opera è ancora incompiuta. Chaucer dunque deve avere rimaneggiato più volte l’opera tanto che non si sa esattamente l’ordine dei racconti. Ce ne sono pervenuti 24, e nel prologo il poeta scrive di centoventi storie. Una copia originale manoscritta completa dei Canterbury Tales non è giunta fino a noi, e gli autori del libro ‘Who murdered Chaucer’, considerando la temperie politica e religiosa degli ultimi anni che precedettero la scomparsa misteriosa e improvvisa del poeta, avanzano l’ipotesi che l’opera sia stata rimaneggiata e censurata proprio da chi riteneva Chaucer pericoloso. Avanzano l’ipotesi che Chaucer stesso sia incorso in una brutta fine a causa del suo impegno letterario, del suo passato come intellettuale alla corte di Riccardo II del quale, probabilmente, restò un sostenitore fino alla fine, contro il potere ritenuto illegittimo del nuovo re Enrico IV. Geoffrey Chaucer dunque sarebbe stato fatto sparire dai suoi avversari politici, e forse la sua grande opera, per la quale è considerato il padre della letteratura e della lingua inglese fu rimaneggiata e censurata da chi lo uccise.
Ora, ritornando alla versione cinematografica dei Canterbury Tales di Pasolini, è impressionante riguardarla tenendo conto di queste ultime ‘ipotesi’ sulla vita o meglio sulla morte di Chaucer. Nel film Pasolini stesso interpreta il poeta, un poeta ormai solo, scollegato dai suoi stessi personaggi che si prendono gioco di lui e lo dileggiano anche. Questa interpretazione del poeta inglese che sembrava una scelta di fantasia da parte di Pasolini, è invece molto aderente alla realtà degli ultimi tempi della vita del poeta inglese che si trovò probabilmente isolato, in pericolo di vita e la cui opera forse fu rimaneggiata. Pasolini si dimostra un fine conoscitore dell’epoca e del personaggio, e interpretandolo si identifica con esso. Chaucer si trova ad essere alla fine un intellettuale scomodo e in pericolo di vita, contro un Potere che oggi definiremmo ‘fascista’, un Potere nel quale Chiesa e Stato costituiscono un eccezionale sodalizio di repressione culturale e politica. Ripensiamo all’Italia politica e culturale dei giorni pasoliniani, ripensiamo al clima culturale e politico di quei giorni. Solo tre anni dopo il film Pasolini morirà in un modo atroce e il suo, credo ormai si possa ben definire un omicidio di stato.
Come sempre Pasolini dice, racconta, spiega per chi ha occhi per vedere.
Per finire, per gli amanti della simbologia e non solo, dal 1455 al 1485 sarà combattuta in Inghilterra la sanguinosa guerra delle due rose tra i Lancaster e gli York. Nello stemma dei Plantageneti e di Riccardo II che ne fu l’ultimo rappresentante oltre alla ROSA vi era anche un cervo bianco incatenato alla corona. Gli stemmi del suo usurpatore, Enrico IV, saranno la ROSA ROSSA e il cigno bianco incatenato alla corona reale.

1 commento: