lunedì 11 dicembre 2017

Renaissance Technologies, James Simons, Robert Mercer & the Medallion Funds: la setta pitagorica e la pietra filosofale della finanza internazionale. Forse una spiegazione per la morte di David Rossi.



Giornalista, autore, avvocato e residente da lungo tempo in Virginia, Scott Christianson, è morto improvvisamente domenica 14 maggio 2017 nella sua casa a Great Barrington, Massachusetts. Christianson, 69 anni, è morto per un enorme trauma cranico dopo essere caduto dalle scale posteriori di casa. Sua moglie, Tamar Gordon, disse che la balaustra aveva ceduto. Descrisse suo marito come un uomo che combinava una vorace curiosità con un profondo senso di giustizia sociale e un gran fiuto per le notizie. Due settimane prima della morte, Christianson e i suoi colleghi McClatchy e Gordon, avevano pubblicato un'indagine approfondita sui legami tra il presidente Donald Trump e il magnate dell'hedge fund Medallion Robert Mercer.
Il fondo Medallion è uno dei grandi misteri della finanza dal 1988,  ed è ad oggi ancora gestito dalla Renaissance Technologies. Secondo la leggenda, un investimento iniziale di 1000 dollari si sarebbe trasformato oggi in 13 milioni 830mila dollari, pari a un ritorno annuale del 40%. In questi anni il fondo ha generato profitti per un totale di 55 miliardi di dollari, distribuiti ai suoi sottoscrittori. Gli investitori sono i dipendenti stessi della società, che gestisce altri tre fondi aperti a investitori istituzionali per un totale di 25 miliardi di dollari, e che hanno avuto performance meno spettacolari. La Renaissance Technologies, è stata fondata dal matematico Jim Simons nel 1982. Simons è stato ex capo di dipartimento di matematica dell'università di Stony Brook e professore anche al MIT ed a Harvard. Un’ inchiesta di Bloomberg ha cercato di fare luce su questa misteriosa entità, scoprendo che la società è un avanzatissimo laboratorio di matematica, con computers, complesse basi statistiche e un esercito di laureati votati alla sistematica ricerca di anomalie sui vari mercati. A Renaissance sono bravi a tenere segreti questi sistemi, e a modificarli con grande rapidità. Nel 2007,  il fondo ha perso un miliardo di dollari per via del crollo del mercato delle cartolarizzazioni immobiliari. Ma si è trattato di una parentesi.
Siamo a sessanta miglia ad est di Wall Street, in una lingua di terra che separa Long Island Sound e Coscience Bay. I palazzi qui, sono da milioni di dollari, e fanno parte di un piccolo villaggio chiamato Old Field. Gli abitanti del posto hanno però dato un altro nome a questo territorio: la Riviera del Rinascimento. Questo perché i più ricchi residenti della zona sono scienziati, e lavorano per il fondo denominato Renaissance Technologies, con sede nella vicina East Setauket. Questi scienziati, per lo più matematici, sono i creatori e sorveglianti del fondo più grande del mondo: Medallion. Medallion ha circa 300 dipendenti della società Renaissence, novanta per cento dei quali sono laureati in matematica. Il fondo è molto più redditizio rispetto a quelli gestiti dai miliardari Ray Dalio e George Soros. E simili profitti sono stati fatti in un tempo più breve e con meno attività in gestione dei fondi di Dalio e Soros, inoltre Il fondo quasi mai perde denaro. Il suo più grande flop in un periodo di cinque anni è stato solo di mezzo punto percentuale. “Renaissance è la versione commerciale del Progetto Manhattan”, spiega Andrew Lo, professore di finanza alla Sloan School of Management del MIT e presidente di AlphaSimplex, una società di ricerca Quantitativa. Andrew Lo lavora per Jim Simons, per riunire tanti scienziati a caccia di profitti economici: “Questi matematici sono l’apice dell’investimento Quant. Nessun altro vi è nemmeno lontanamente vicino.”
Tutti hanno sentito parlare della Renaissance, ma quasi nessuno sa ciò che accade all’interno: ricordano più i pitagorici, e cioè una setta filosofica di matematici, che topi da laboratorio. L’azienda gestisce tre fondi hedge, aperti a investitori esterni, che insieme coinvolgono circa 26 miliardi di dollari, anche se la loro performance è meno spettacolare di MEDALLION. Quasi nulla si sa di questo piccolo gruppo di scienziati, il cui vasto patrimonio è superiore al prodotto interno lordo di molti Paesi e influenza sempre di più la politica degli Stati Uniti. I proprietari e i dirigenti del Renaissance rifiutano sempre di commentare se non tramite il portavoce della società. “Rinascimento” è un sistema unico, anche tra gli hedge fund, per il genio e l’eccentricità della sua dirigenza. Peter Brown, uno dei bosss, di solito dorme su un letto nel suo ufficio. Il suo omologo, Robert Mercer, raramente parla. I due sono laureati in matematica e teorici della famosa teoria delle “stringhe”. Il mistero dei misteri è il modo in cui Medallion è riuscito a rendere rendimenti annuali di quasi l’80 per cento in un anno, al lordo delle commissioni. La spiegazione è che: i computer di Renaissance sono alcuni tra i più potenti al mondo. I suoi dipendenti hanno più dati e meglio organizzati. Hanno trovato più segnali su cui basare le loro previsioni e hanno modelli migliori per l’allocazione del capitale. Prestano molta attenzione al costo dei vari trade e di come il trading si muova sui mercati. Il successo di Renaissance, spetterebbe alle persone che hanno costruito, migliorato, e che mantenuto gli algoritmi di Medaillon, molti di questi scienziati sono partiti dalla IBM nel lontano 1980, dove hanno usato l’analisi statistica per affrontare le sfide più scoraggianti all’epoca pionieristica dei computer. 
Tuttavia non è chiaro come sia possibile che nessuna informazione sia mai trapelata, molti modelli di Hedge sono simili, e i dipendenti migrano da Hedge ad Hedge, da Goldman a JP Morgan ecc ecc. Invece da Renaissence non se ne è andato mai nessuno, o se qualcuno se ne andato non ha replicato tali strategie. E' possibile che il nucleo del modello decisionale sia stato sviluppato dal fondatore nel lontano 1986 e che da allora i dipendenti si occupino solo di creare l'infrastruttura software che massimizza l'efficienza dell'Algoritmo predittivo attraverso l'esecuzione dei segnali in uscita?
Se ciò fosse vero, e spiegherebbe perchè non c'è fuga di segreti, perchè guadagna solo Medallion, ma si paleserebbe un mistero ancora più grande: il modello avrebbe forte dosi di componenti deterministiche e le ottimizzazioni stocastiche interverrebbero solo nella parte residuale di un ipotetico decision tree, il che violerebbe il principio della aleatorietà dei mercati.  Come dire che alla Reinassence sarebbero in possesso della legge deterministica dei mercati. Un cosa che somiglierbbe molto alla pietra filosofale, tenendo conto che tale modello sarebbe stato concepito in un'epoca in cui le capacita computazionali erano un'infinitesimo di quanto lo sono oggi.

Pochi sanno che James Simons il fondatore di Reinassence  fu all’inizio della sua carriera un crittografo e lavorò per la difesa degli Stati Uniti prima di essere licenziato, apparentemente, per la sua insubordinazione riguardo alla guerra contro il Vietnam e per aver parlato con la stampa. Fece i suoi soldi inizialmente tramite un investimento in Colombia, e poi con il fondo Limroy, un precursore del fondo Medallion. Ha sempre reclutato personale che non ha mai lavorato a Wall Street. I suoi investitori inizialmente furono gente come Jimmy Meyer uno dei più vecchi amici di Simons e Edmundo Esquenazi, uomo d'affari di origine ebraica che fondò società emblematiche come Pavco, Mexichem Resinas Colombia (ex Petco) e Propilco. Ma Simons è anche legato all’affare Madoff, la truffa schema Ponzi. Tale sistema deve il suo nome a un italiano immigrato che agli inizi del Novecento per primo lo mise in atto su grande scala, e consisteva nel promettere fraudolentemente agli investitori alti guadagni pagando gli interessi maturati dai vecchi investitori, con i soldi dei nuovi investitori. Rispetto agli altri hudge fund  Madoff non vantava profitti del 20~30% ma si attestava su un più credibile rendimento del 10% annuo, costante nonostante l'andamento del mercato. La truffa consisteva nel fatto che Madoff versava l'ammontare degli interessi pagandoli con il capitale dei nuovi clienti. Il sistema saltò nel momento in cui i rimborsi richiesti superarono i nuovi investimenti. Nell'ultimo periodo le richieste di disinvestimento avevano raggiunto una tale cifra, circa 7 miliardi di dollari, che Madoff non fu più in grado di onorare la remunerazione degli interessi promessi con le risorse finanziarie disponibili. La dimensione della truffa messa in piedi da Madoff è almeno tre volte più grande dell'ammanco causato dal crac Parmalat. Molti seniors partners Reinassence, Paul Broder, Chief Risk Officer, Henry Laufer, Nat Simons (figlio di Jim), Jimmy Meyer, e portfolio managers di Meritage Fund, un fondo gemello di RenTech fondo Reinassence, sono stati sentiti dalla SEC in merito al loro coinvolgimento nella truffa di Madoff. Tuttavia la negoziazione di RenTech con Madoff non è stata perseguita dalla SEC.  
Ciò che sorprende di più è che la Renaissance Technologies non ha mai fatto cenno alla SEC che Jimmy Meyer era uno dei più vecchi amici di Jim Simon.  
I molti suicidi della Reinassance
(1) Impiegato russo RenTech - Alexander Astashkevich, ha ucciso se stesso e sua moglie nel 2006.
(2) William Broeksmit - un dipendente della Deutsche Bank che gestiva le opzioni di paniere di RenTech oggetto dell'investigazione americana IRS è stato trovato impiccato nel 2014. Le e-mail di Broeskmits che spiegavano l'uso del commercio da parte di RenTech sono state fornite agli investigatori statunitensi prima della sua morte.
(3) Jim Simons ha la sfortuna di avere 2 figli su 4 che muoiono in incidenti: Paul nel 1996 investito da una macchina, e Nicholas nel 2003  annegato a Bali.
(4) Scott-Christianson morto cadendo dalla scala di casa poco dopo aver pubblicato la sua storia iniziale su Robert Mercer.  


Riassumendo
Jim Simons, ex capo di dipartimento di matematica dell'università di Stony Brook e professore in passato anche al MIT ed a Harvard, ma soprattutto prima dipendente della NSA, fonda una misteriosa e segreta società la Reinassance che assolda i migliori matematici sulla piazza per studiare algoritmi per fare palate di soldi in borsa. Un investimento iniziale di 1000 dollari si trasforma in 13 milioni 830mila dollari, pari a un ritorno annuale del 40%. In questi anni il fondo ha generato profitti per un totale di 55 miliardi di dollari, distribuiti ai suoi sottoscrittori. Gli investitori sono i dipendenti stessi della società, Il fondo è molto più redditizio rispetto a quelli gestiti dai miliardari Ray Dalio e George Soros. Il fondo non perde quasi mai, e nel caso sono inezie, quasi nulla si sa di questo piccolo gruppo di scienziati, il cui vasto patrimonio è superiore al prodotto interno lordo di molti Paesi e influenza sempre di più la politica degli Stati Uniti. Sembra una favola! Davvero questo gruppo di scienziati può aver scoperto la Pietra Filosofale delle leggi economiche? Forse sono solo molto bravi nell’insider trading? O forse questa ‘setta’ di ‘pitagorici’ ha in mano il segreto di pulcinella dell’economia mondiale, cioè lo schema Ponzi?
Infine, William Broeksmit - un dipendente della Deutsche Bank che gestiva le opzioni di paniere di RenTech oggetto dell'investigazione americana IRS è stato trovato impiccato nel 2014. David Rossi, manager di MPS giusto un anno prima. Cosa hanno in comune Monte Paschi di Siena e Deutsche Bank? Sicuramente la spregiudicatezza, gli alti rischi di tenuta e la eventualità di un salvataggio pubblico. Anche se di dimensioni grandemente differenti, entrambe le banche sono un po’ il simbolo dei rispettivi sistemi bancari nazionali. Mps è la più longeva, la più antica banca al mondo, creata nel 1472, e oggi allo sbando. Db, fondata 146 anni fa, è diventata sinonimo e pilastro della capacità economica tedesca fino alla sua caduta nei gorghi della peggiore speculazione

domenica 12 novembre 2017

L’Ordine del Giorno Grandi non provocò la caduta di Mussolini: il complotto dei generali, l’ambasciata di Filippo d’Assia, l’incontro con il re a Villa Savoia. 





Alle 3,55 del 25 luglio 1943, Mussolini esce sconfitto dalla riunione del Gran Consiglio del fascismo. Prende congedo e chiede al segretario del Partito di accompagnarlo, in auto, a Villa Torniola. Alle otto dello stesso mattino Mussolini è già in piena attività. Contemporaneamente, a Villa Savoia, residenza privata della famiglia reale, Vittorio Emanuele III apprende dal colonnello Tito Torella di Romagnano, suo secondo aiutante di campo, di un possibile colpo di stato. Romagnano racconta che nelle primissime ore del mattino il generale Angelo Cerica, comandante in capo dell’Arma, lo aveva invitato a recarsi al comando di viale Liegi per una urgentissima comunicazione. In un incontro teso e drammatico, Cerica aveva messo al corrente Romagnano di un sorprendente colloquio avuto la sera prima con il capo di Stato Maggiore Generale, Vittorio Ambrosio: ‘Ieri sera- racconta Cerica- sono stato chiamato a Palazzo Vidoni dal generale Ambrosio. Dopo aver accennato alla riunione del Gran Consiglio e alle sue possibili conseguenze, Ambrosio mi ha detto: Posdomani Mussolini andrà dal re, al Quirinale, per la solita udienza. Quando starà per uscire, tu devi farlo scomparire. Hai capito? Devi farlo scomparire com’è scomparso Matteotti, Mussolini va spedito senza lasciar traccia, in modo che il re non dovrà mai sapere nulla dell’accaduto’. Vittorio Emanule III apprende così il piano dei suoi generali di rapire e assassinare Mussolini. E, si infuria.
Chi sono i capi militari che hanno ordito il piano? Tra i cospiratori c’è il generale Castellano, primo aiutante di Ambrosio, il più giovane generale dell’esercito. Ma il cervello della congiura è il generale Giacomo Carboni, che dopo l’8 settembre sarà accusato della mancata difesa di Roma dai tedeschi. Nato a Reggio Emilia il 29 aprile 1889 da una famiglia di origine sarda, il padre Giovanni Maria convinto mazziniano era stato ufficiale nelle guerre di indipendenza. La madre era di origine anglo-americana. Carboni incontrò Mussolini nel 1912 a Milano, mentre era comandante di plotone al 5° alpini. Partecipò alla guerra italo-turca come volontario facendosi promuovere tenente per meriti di guerra nel 1913. Divenuto capitano degli alpini, nel corso della prima guerra mondiale è sul fronte dolomitico come addetto al comando nella 2ª divisione di fanteria, sarà decorato al valor militare. Dopo il conflitto tra il 1936 e il 1937 comanda l'81º Reggimento fanteria "Torino", e svolge una serie di operazioni speciali in Etiopia che lo avvicinarono al SIM (Servizio informazioni militare). Nel 1937 è promosso generale di brigata e nominato vicecomandante della 22ª Divisione fanteria "Cacciatori delle Alpi". Lo si ricorda soprattutto per aver diretto il SIM nel periodo della cosiddetta “non belligeranza”, fino alla drammatica estate del 1943. Fu il regista che aprì e chiuse l’esperienza bellica italiana al fianco dei tedeschi. Su posizioni antitedesche, nei mesi precedenti la dichiarazione di guerra mantenne per conto di Galeazzo Ciano e Pietro Badoglio relazioni con gli addetti militari di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, e redasse rapporti pessimistici sulle capacità militari italiana e germanica. Come scrive  Solange Manfredi nel suo libro Psyops, Carboni era assai vicino a Giuseppe Cambareri spia-mago-esoterista al servizio degli Alleati. Proprio a Carboni, il Cambareri offrì la sua casa e la sua organizzazione come sede del quartier generale impegnato nella difesa di Roma dopo l’armistizio del 1943.  Carboni era un conoscitore attento della realtà americana, e in dichiarazioni e scritti si vanterà più volte di essere stato il primo, tra gli esponenti della fronda militare, a proporre al generale Ambrosio l’adozione di misure energiche contro il Duce. Carboni, come detto più sopra, ebbe un ruolo essenziale negli avvenimenti che seguirono la caduta di Mussolini. Il 18 agosto 1943 fu nominato da Badoglio commissario del SIM, carica che mantenne sino alla capitolazione delle forze armate italiane. Entrò a far parte del Consiglio della Corona, presieduto dal sovrano, cui erano deputate le decisioni politiche più importanti, assieme a Badoglio, il Capo di Stato Maggiore generale Ambrosio e il Capo di Stato Maggiore dell'esercito Mario Roatta. Carboni fu posto da Ambrosio al comando del Corpo d'Armata Motocorazzato a difesa di Roma. Il 1º settembre 1943, in una riunione "allargata" del Consiglio della Corona, presente in rappresentanza del re il Ministro della Real Casa Pietro d'Acquarone, fu ascoltato il generale Castellano di ritorno dalla Sicilia dove aveva contattato i plenipotenziari degli Stati Uniti per trattare la resa dell'Italia. Fu proposto l’armistizio corto, nonostante le obiezioni di Carboni, armistizio che sarà sottoscritto due giorni dopo, il 3 settembre a Cassibile. Il 7 settembre 1943, Carboni ricevette due ufficiali americani Maxwell Taylor e William Gardiner che gli comunicarono ufficialmente che l'indomani, alle 18.30, doveva essere resa nota l'avvenuta sottoscrizione dell'armistizio e nel frattempo si dovevano concordare i particolari dell'Operazione Giant 2 per la difesa di Roma. Carboni sostenne che lo schieramento italiano non avrebbe potuto resistere più di sei ore alle truppe tedesche. Per decidere su come agire al meglio Carboni e i due ufficiali americani si recarono da Badoglio, e Carboni riuscì a convincere il maresciallo della giustezza della sua posizione. Badoglio richiese dunque l'annullamento dell'Operazione Giant 2 al generale Eisenhower, che però, irritato dal tira e molla italiano, dalle onde di Radio Algeri rese nota la stipula dell'armistizio tra l'Italia e le forze alleate all'ora prevista. Alle 18.45 dell'8 settembre 1943, si tenne una concitata riunione del Consiglio della Corona, dove, nonostante la contrarietà del generale Carboni, i presenti decisero di accettare lo stato di fatto e il Capo del governo fu incaricato di comunicare alla nazione la conclusione della resa. L'annuncio del Maresciallo Badoglio avvenne un'ora dopo, dai microfoni dell'EIAR. Alle ore 5.15 del 9 settembre, a battaglia in corso e all'insaputa del suo superiore Vittorio Ambrosio, il generale Mario Roatta impartì al generale Carboni l'ordine di spostare su Tivoli parte del Corpo d'Armata Motocorazzato posto a difesa di Roma (135ª Divisione corazzata "Ariete II" e 10ª Divisione fanteria "Piave") e di disporvi una linea di fronte escludente la difesa della Capitale. Roatta informò inoltre Carboni che a Tivoli avrebbe ricevuto ulteriori ordini dallo Stato Maggiore che si sarebbe provvisoriamente insediato a Carsoli. Più tardi pervenne a Carboni il formale ordine scritto con il quale lo si nominava anche comandante di tutte le truppe dislocate in Roma. Nel frattempo Vittorio Emanuele III e la sua famiglia, il Maresciallo Badoglio, i capi di Stato maggiore Ambrosio e Roatta e i ministri militari erano già in fuga, alla volta di Brindisi. Poco dopo le ore 7.30, indossati abiti civili e presa con sé la cassa del servizio, Carboni si recò con auto diplomatica a Tivoli per organizzare il nuovo schieramento di truppe e ricevere ulteriori ordini. Non riuscendo a rintracciare Roatta proseguì sino ad Arsoli dove apprese che la colonna dei sovrani e del Maresciallo Badoglio era ormai lontana. Rimase alcune ore ospite del produttore Carlo Ponti, sino a quando il suo aiutante di campo non gli comunicò che l'ordine di Roatta delle ore 5.15 era stato confermato e, pertanto, provvide a riportarsi a Tivoli, dove insediò il suo comando. Nel frattempo, a Roma, in virtù del grado gerarchicamente più elevato, il Maresciallo Enrico Caviglia stava procedendo a contattare i tedeschi per la cessazione del fuoco. Alle ore 14.00, a Tivoli, Carboni incontrò il colonnello Giuseppe di Montezemolo, inviato da Caviglia, mentre l'Ariete e la Piave stavano iniziando il ripiegamento previsto. Non sembra che Montezemolo sia stato particolarmente esplicito nel comunicare a Carboni le intenzioni di Caviglia di trattare con i tedeschi. Nel primo pomeriggio del 9 settembre, Carboni dette ordine alla Divisione Granatieri di Sardegna, che stava combattendo la 2ª Divisione Paracadutisti tedesca al Ponte della Magliana, di resistere ad oltranza e alle divisioni Ariete e Piave di predisporsi, a sud, per prendere alle spalle la "paracadutisti" e a nord, per tagliare la strada alla 3ª Divisione Panzergrenadier che stava sopraggiungendo dalla Via Cassia.
Mentre ciò avveniva, Montezemolo e il generale Giorgio Carlo Calvi di Bergolo, a Frascati, incontravano il comandante tedesco Albert Kesselring che chiese quali condizioni per il prosieguo delle trattative, la resa dell'intero corpo d'armata motocorazzato italiano. In seguito ai contatti presi fra gli alti comandi italiano e tedesco, tra le 16.00 e le 17.00 del 9 settembre, da Roma, fu verbalmente ordinato alla Granatieri di Sardegna di lasciare il conteso ponte della Magliana per un concordato transito delle truppe germaniche verso il nord. In serata, le nuove posizioni su cui si erano attestati i granatieri furono nuovamente investite dalla divisione tedesca che continuò a procedere verso il centro di Roma. La mattina del 10, Carboni rientrò nella Capitale ormai assediata, installando il suo personale comando in un appartamento di Piazzale delle Muse e trovò le strade tappezzate di manifesti, fatti stampare da Caviglia, che avvertivano la popolazione che le trattative con i tedeschi erano a buon punto. L'accordo di resa fu firmato al Ministero della Guerra alle ore 16.00 del 10 settembre, tra il tenente colonnello Leandro Giaccone, per conto del generale Calvi di Bergolo e il feldmaresciallo Kesselring. Dopo la resa, Carboni fece distruggere buona parte degli archivi del SIM, custoditi nelle due sedi di Forte Braschi e Palazzo Pulcinelli, occultandone una parte superstite nelle catacombe di San Callisto. Nonostante la resa, lo storico Ruggero Zangrandi ritiene il generale Giacomo Carboni il vero vincitore della "battaglia di Roma" del 1943, per aver impedito alle efficienti 2ª Divisione Paracadutisti e 3ª Divisione Panzergrenadier, tenendole completamente impegnate, di ricongiungersi al resto dell'armata germanica nei pressi di Salerno, permettendo così agli anglo-americani di effettuare lo sbarco sulla Piana del Sele del 9 settembre 1943, già di per sé difficoltoso e ampiamente contrastato. Certo Carboni fece l’interesse degli aglo-americani. Nel giugno 1944 fu spiccato nei suoi confronti un mandato di cattura per la mancata difesa di Roma, ma eluse il provvedimento e si rese latitante grazie alle protezioni dei servizi di Intelligence degli Alleati anglosassoni, in particolare l'OSS americano. Più tardi fu processato in contumacia e, il 19 febbraio 1949 fu assolto da ogni accusa per aver adottato "determinazioni indirizzate all'intendimento di arrestare fuori dalle porte della Capitale l'invasione ad opera delle forze germaniche". Nel secondo dopoguerra, Carboni si avvicinò ai partiti della sinistra e fornì loro numerosi elementi di lettura sulla Intelligence italiana, dal SIM al SIFAR. Nel 1951, un precedente ordine di congedo assoluto emesso nei suoi confronti venne annullato e fu deciso il suo trasferimento nella riserva.
Ritorniamo a Villa Savoia. Messo al corrente del piano ordito contro il duce, Vittorio Emanuele III prende in mano la situazione. Convoca a colloquio il generale Cerica e lo informa che alle 17 riceverà in udienza Mussolini, al quale chiederà di rassegnare le dimissioni da presidente del Consiglio. Dopodiché Mussolini dovrà essere trasportato in un luogo assolutamente sicuro. Il 22 luglio, tre giorni prima, il re aveva ricevuto tramite il genero Filippo d’Assia, notizia della decisione presa da Hitler dopo il fallimento dell’incontro di Feltre: era pronta per l’Italia l’operazione Alarico, pensata nel caso che l’Italia rompesse, unilateralmente, l’alleanza con il Reich. L’operazione prevedeva l’istituzione del controllo militare diretto tedesco sulla Penisola. Erano, infatti, giunte notizie certe sul progetto mussoliniano di aggregare attorno all’Italia le potenze dell’Asse per imporre con forza alla Germania la pace separata con la Russia. Una parte dei vertici militari tedeschi erano favorevoli, non Hitler. Mussolini aveva messo al corrente il sovrano sulla linea che intendeva seguire, e il sovrano gli aveva espresso il suo pieno appoggio operativo. Ma ora l’ambasciata di Filippo d’Assia cambiava le carte in tavola e una tremenda minaccia si addensava sull’Italia.
Mussolini nel frattempo riceve a palazzo Venezia il segretario del Partito, Scorza e gli comunica che alle 17 sarà a Villa Savoia dal re, per proporgli alcuni provvedimenti riguardanti il Governo, che alle 20 saranno annunciati alla radio al paese. Aggiunge poi che, dopo la riunione della notte del Gran Consiglio forse sarebbe stato meglio sciogliere il Partito e ricostruirlo su nuove basi riformando lo stesso Gran Consiglio. Mussolini poi apprende da De Cesare che Goring ha accolto la sua richiesta di anticipare il suo arrivo a Roma per il 27 luglio. Entrano nello studio del duce l’ambasciatore giapponese Hisaka e il sottosegretario Bastianini. Sono le 12. Secondo quella che poi sarà la testimonianza di Bastianini, Mussolini chiede all’ambasciatore di comunicare al presidente Tojo che mercoledì 28 luglio egli farà un passo energico verso il Fuhrer per far cessare le ostilità sul fronte orientale, giungendo a patti con la Russia. In modo da concentrare tutto il potenziale bellico sul Mediterraneo contro gli anglo-americani. Mussolini chiede dunque che il Giappone appoggi questa sua posizione presso il Fuhrer per giungere il più presto possibile alla cessazione delle ostilità nei confronti della Russia. In caso contrario non ci sarebbero state più le condizioni per continuare la lotta contro il comune nemico anglo-americano. Dopo l’ambasciatore giapponese, Mussolini riceve il generale Galbiati che chiede come procedere nei confronti degli ammutinati della notte che hanno votato l’ordine del giorno Grandi. Mussolini risponde di aspettare. Gli sono già giunte alcune defezioni, tra cui quelle di Cianetti e poi tra qualche ora si vedrà con il re con il quale deciderà che fare.
Ore 17 incontro con il re. Mussolini viene a sapere della decisione di Hitler, in seguito al fallimento di Feltre, di dare avvio all’Operazione Alarico, vale a dire all’occupazione del territorio italiano e in primo luogo della capitale, proprio nelle prime ore del mattino di lunedì 26 luglio. E’ chiaro che il fhurer punta ad eliminare Mussolini dalla scena politica. Il re inoltre informa Mussolini del complotto dei generali per rapirlo e assassinarlo, e sollecita Mussolini ad affidarsi alla sua protezione, mentre i carabinieri proteggeranno i suoi familiari. In accordo con il re, Mussolini raggiungerà sotto la protezione dei carabinieri la caserma Podgora in via Quintino Sella a Roma. Nel frattempo il re riceverà Badoglio a Villa Savoia per incaricarlo di un gabinetto d’urgenza. Un cambiamento ai vertici del potere, in accordo con Mussolini dunque. All’uscita da Villa Savoia Mussolini sale su un’autoambulanza già in attesa che parte in direzione della caserma Podgora. I poteri ora passano nelle mani di Pietro Badoglio. Alla caserma Podgora Mussolini riceverà la lettera firmata ‘Badoglio’ che di fatto gli chiede di approvare il passaggio dei poteri. Mussolini risponderà con una lettera nella quale di fatto approverà il colpo di stato. Poi, sempre scortato dai carabinieri, e a bordo dell’autoambulanza sarà trasferito alla caserma della Legione Allievi di via Legnano, dove attenderà le decisioni di Vittorio Emanuele III.
Quello che accadde poi lo sappiamo. O meglio, ancora oggi sappiamo solo alcune cose, di sicuro mezze verità. Certo, la caduta di Mussolini non fu provocata dall’Ordine del Giorno Grandi come scritto nei libri di storia e come raccontato nelle fictions televisive.


Fonte principale: S., Bonifazi, 25 Luglio 1943: il caso è chiuso.

venerdì 10 novembre 2017

GEORGE CLOONEY
Quando con una tazzina di caffè paghi un satellite spia. 





George Clooney nasce il 6 maggio 1961 a Lexington in Kentucky. Il padre Nick Clooney era un famosissimo giornalista in Kentuky. La madre, Nina Bruce Warren, ex reginetta di bellezza, era impegnata sulla scena politica e sociale della città. Come il marito era molto conosciuta e aveva molti fans. George e la sorella Adelia, sono i figli di due celebrità. Fin da piccoli sono abituati alla vita mondana, sorridono, stringono mani, conversano amabilmente. La sorella maggiore del padre, Rosemary Clooney, morta nel 2002 a settantaquattro anni, negli anni cinquanta fu una celebre star del music-hall. Le sue canzoni arrivarono in testa alla hit parade dell’epoca. Rosemary sarà anche un’attrice in un film del 1953 dal titolo Il cammino delle stelle. Rosemary era amica intima di Robert Kennedy, e proprio la notte in cui viene assassinato, il 6 giugno 1968, lo sta aspettando all’Ambassador Hotel di Los Angeles e addirittura sente gli spari che gli sono fatali. La morte di Robert Kennedy getterà Rosemary in una profonda depressione durata otto anni, dalla quale non si riprenderà mai completamente. I Clooney sono conosciuti come i Kennedy del Kentucky. Hanno in comune con loro le origini irlandesi, la fede cattolica e la fede democratica. Secondo il sito ancestry.com, una delle antenate di George era zia di Abraham Lincoln, repubblicano ma amatissimo dai democratici per avere abolito la schiavitù. Lincoln, sedicesimo presidente americano nacque proprio in Kentucky.
L’infanzia di George non è stata così facile. A otto anni gli viene diagnosticata la dislessia. Cinque anni dopo, a tredici anni, è colpito per lunghi mesi da una paralisi di Bell, a causa di un nervo cranico danneggiato, come era già accaduto a sua sorella qualche anno prima. Ma saltiamo al 1979 quando troviamo George sui banchi universitari, studente di giornalismo annoiato e sfaticato. Nel 1981 la zia Rosemary e il marito, l’attore e regista José Ferrer, arrivano a Lexington per trascorrervi qualche settimana. In realtà sono lì per girare un lungometraggio, e a George viene proposto di comparire in una scena. Folgorato dal cinema il ragazzo abbandona gli studi di giornalismo, vuole andare in California e tentare la carriera cinematografica. Lavora alcuni mesi per guadagnare i soldi per il viaggio, che il padre gli nega, poi parte e raggiunge la zia Rosemary a Los Angeles che lo ospita per i primi tempi. Il successo arriverà solo nel 1994 con la serie ER Medici in prima Linea: George ha trentatré anni. Da allora fino al matrimonio del 27 settembre 2014 sarà lo scapolo più ambito di Hollywood. In realtà George Clooney era già stato sposato una prima volta nel 1984 con l’attrice Talia Balsam. Il matrimonio durò sino al 1993. Da allora sino al matrimonio con Amal Alamuddin seguiranno molte fidanzate a intervalli regolari di tre o quattro anni. Storie mediatiche nelle quali nulla è lasciato al caso. Tutte le sue partner dopo la rottura che interviene sempre dopo i tre anni di relazione, beneficiano di qualche premio di consolazione, notorietà rapida e redditizia. Tutte le sue ex si rifanno rapidamente una vita e trovano anche dei mariti d’oro. Una saga sentimentale che sembra preparata a tavolino, e che fa nascere negli anni molti sospetti sul reale orientamento sessuale della star. Sulla supposta doppia vita di Clooney le voci corrono per tanto tempo soprattutto a Laglio, sul lago di Como, dove nel 2001 l’attore compra una villa. Qualcuno, in quel periodo, su internet ribattezza il lago di Como ‘Lake Homo’. Il matrimonio con Amal metterà fine a ogni chiacchera.
Nel 2000 l’attore crea la propria casa di produzione, Section Eight, perché vuole realizzare film politicamente impegnati. Sarà il padre a influenzare la sua prima opera come regista: Confessione di una mente pericolosa, storia di un presentatore televisivo ingaggiato dalla CIA per diventare un sicario. Come attore George Clooney riceve il suo primissimo oscar per il film Syriana nell’anno della sua mobilitazione per la causa del Darfur. Nel film George interpreta un agente CIA in rotta totale con la politica di Washington. Clooney si lancia in un cinema militante, rompendo con la sua immagine di bel ragazzo sexy. Nel 2007 l’attore annuncia pubblicamente il proprio impegno per il Darfur, e attraverso una lettera alla cancelliera tedesca e ai suoi omologhi europei chiede di far pressione sul Sudan. Nel 2008 l’ONU lo nomina messaggero della pace, la distinzione più alta civile. La sua vita cinematografica diventa realtà. In molte delle sue sceneggiature compare una sigla: quella della CIA.
Clooney è un frequentatore del CFR, il Council on Foreign Relations, think tank fondato nel 1921, con sede a New York e un distaccamento vicinissimo al potere, a Washington. Il suo obiettivo è l’analisi strategica della politica estera degli Stati Uniti e della situazione mondiale. Clooney ne diventa membro permanente nel 2010 con l’appoggio dell’editorialista del ‘New York Times’ Nicolas Kristof e del giornalista Charlie Rose. L’attore deve seguire alcuni stage specifici al CFR. Da allora la sua figura sarà associata per sempre a quella del Darfur, sulla situazione del quale è informato da una serie di articoli di Nicholas Kristof. Proprio per parlare del Darfur Clooney incontrerà Obama, all’epoca senatore. Secondo il giornalista belga Michel Collon, Clooney ha favorito interessi e strategia degli Stati Uniti nella regione del Sudan. Clooney finanzierà un satellite per sorvegliare le attività del presidente sudanese Omar el-Bèchir. Fino al 2010 tutti i compensi ricevuti da Nespresso saranno investiti in questo progetto. L’obiettivo del ‘Satellite Sentinel Project’, con un sito internet dedicato all’osservazione satellitare, è ottenere immagini di carri armati, fosse comuni e altre atrocità sul territorio. Si cercano le prove della colpevolezza del capo dello Stato per condurlo davanti alla Corte penale Internazionale. Un film di spionaggio…..
Nel mirino del satellite di Clooney ci sono ora la Repubblica democratica del Congo, la Repubblica Centrafricana e la Siria. Nel 2013 Nespresso e Technoserve (associazione senza scopo di lucro), si sono associate per migliorare i mezzi di sopravvivenza degli abitanti del Darfur, attuando uno sviluppo sostenibile del caffè, in un paese che diventa una straordinaria fonte di rifornimento per Nespresso. Nespresso/Nestlé.
La svolta impegnata di Clooney comprende anche il felice matrimonio con Amal Alamuddin brillante avvocato specialista in diritti umani, nata a Beirut il 3 febbraio 1978. All’inizio degli anni ottanta la sua famiglia fugge dal Libano e si stabilisce in Inghilterra a Gerrards Cross, elegante località del Buckinghamshire, dove oggi le case costano in media un milione e mezzo di euro. Uno dei nonni di Amal era ministro, l’altro medico e direttore dell’Ospedale universitario americano di Beirut. Il padre è stato vicepresidente e professore di scienze commerciali all’università americana di Beirut. La madre, giornalista per il quotidiano di lingua araba ‘Al –Hayat, spesso contestato per l’orientamento filoamericano, ha lavorato anche per la televisione libanese e ha intervistato Bill Clinton, Fidel Castro, Hussein di Giordania. Specialista del mondo arabo è intervistata dalle reti di tutto il mondo dalla BBC alla CNN e Al Jazera. Si definisce la voce dei musulmani moderati. Nella sua carriera Amal ha avuto molti incarichi prestigiosi già prima di conoscere Clooney, come l’impegno all’Onu insieme a Kofi Annan sul tema della Siria. Nel 2011 assume la difesa di Julian Assange, all’epoca fondatore del sito Wikileaks e minacciato di estradizione verso la Svezia accusato da due donne di una fattispecie minore di stupro. Di lei Assange dirà: ‘Amal è un’amica e un avvocato che ha una prospettiva globale’. Un palmarès incredibile per un avvocato di trentotto anni, semopre considerato junior all’interno del suo studio. L’entrata nella sua vita di George Clooney amplificherà a livello globale la sua reputazione di paladina dei diritti umani, e naturalmente il suo riflesso amplificherà a sua volta la figura della star hollywoodiana che ora non nasconde più la sua ambizione politica. Un candidato perfetto per i democratici dopo il disastro di Hillary e la presidenza divisiva di Trump? Vedremo. Il suo curriculum è certo perfetto.


M.Brun, A.Zaid, George Clooney. Un'ambizione segreta, Mondadori, 2016. 

venerdì 29 settembre 2017

La strana storia di Audrey Munson, 


la prima topmodel della storia.










Anche se non avete mai sentito parlare di Audrey Munson, l’avete forse vista: la statua della fontana davanti al Plaza Hotel di New York, la statua sul ponte di Manhattan, e la statua davanti alla New York Public Library hanno le sue sembianze. Fu lei a interpretare i primi film di nudo, ispirò innumerevoli opere d'arte. Audrey Munson fu un’icona del suo tempo. Tuttavia la sua storia è scomparsa dalla memoria americana. Era nata a Rochester, NY, nel 1891. Nel 1909, quando aveva 17 anni, si trasferì a New York con la madre per diventare un'attrice. Mentre faceva shopping sulla Fifth Avenue, fu notata dal fotografo Felix Benedict Herzog, che le chiese di posare per lui nel suo studio. Herzog la presentò ai suoi amici artisti, e Audrey iniziò a posare per molti di loro. Lo scultore Isidore Konti la convinse a posare nuda, usandola come modello per le tre figure delle "Tre Grazie" per la nuova grande sala da ballo dell'Hotel Astor a Times Square. Per un decennio la Munson fu il modello preferito di una miriade di scultori e pittori di New York. Nel 1915 era così famosa che fu scelta come figura femminile simbolo dell’esposizione internazionale di Panama, e fu soprannominata "Panama-Pacific Girl”. Sulla scia di questo grande successo Adurey fece anche carriera nell'industria cinematografica nascente, recitando in quattro pellicole. Nel primo film, Inspiration (1915), apparve completamente nuda, il primo nudo in un film cinematografico americano. I suoi films ebbero molto successo, e iniziò a frequentare il bel mondo di New York. La madre voleva farle sposare il più ricco scapolo d’America dell’epoca Hermann Oelrichs Jr. Ma il 27 gennaio 1919 Audrey scrisse una lettera al Dipartimento di Stato americano denunciando Hermann Oelrichs Jr. come parte di una rete filo-tedesca che voleva rovinare la sua carriera cinematografica. Scrisse di voler abbandonare gli Stati Uniti, e ricominciare la sua carriera cinematografica in Inghilterra.  All'epoca Audrey viveva con la madre in una pensione a Manhattan, di proprietà del Dr. Walter Wilkins. Wilkins si innamorò di lei e uccise sua moglie, Julia, per sposarla. Audrey e la madre spaventate fuggirono in Canada, inseguite dalla polizia che le pensava complici del delitto. Furono trovate e interrogate da agenti dell'agenzia Burns Detective di Toronto; i contenuti dei loro interrogatori non furono mai rivelati, ma Audrey Munson negò decisamente di avere avuto una relazione romantica con il dottor Wilkins. Wilkins fu condannato alla poltrona elettrica. Si impiccò nella sua cella prima che la sentenza fosse eseguita. Nel 1920, Audrey, senza lavoro a causa di questo suo coinvolgimento con Wilkins, viveva a Siracuse, New York, mantenuta dalla madre che vendeva porta utensili da cucina. Il 27 maggio 1922, Audrey tentò il suicidio inghiottendo una soluzione di bicloruro di mercurio, incolpando delle sue condizioni disagiate gli ebrei. Scrisse addirittura alla Camera dei Rappresentanti chiedendo di approvare una legge che la proteggesse "dagli Ebrei".  L'8 giugno 1931, tre giorni dopo il suo quarantesimo compleanno, sua madre chiese a un giudice di rinchiuderla in manicomio. Il giudice della contea di Oswego ordinò che Audrey fosse rinchiusa nell’istituto di Stato di St. Lawrence dove fu trattata per depressione e schizofrenia per 65 anni, fino alla morte nel 1996 all'età di 104 anni. Fu seppellita senza una lapide che ne ricordasse almeno il nome, nella tomba di famiglia nel cimitero di New Haven a New York. Nel 2016, vent’anni dopo la sua morte, la sua famiglia decise di aggiungere una lapide con il suo nome per quello che sarebbe stato il suo 125 ° compleanno. 

lunedì 25 settembre 2017

QUANDO DANTE SCAMBIAVA SONETTI E LETTERE SUI FEDELI D’AMORE  CON IL MEDICO, ASTROLOGO, NEGROMANTE BOLOGNESE CECCO D’ASCOLI: I FEDELI D’AMORE E LA ‘CERVA’. 





Francesco Stabili conosciuto come Cecco d’Ascoli, medico e astrologo bolognese bruciato dalle autorità a Firenze nel 1327, fu amico e stimatore di Dante Alighieri pur se si espresse in maniera assai dura sull’opera ‘divina’ del poeta fiorentino. Nel suo poema l’Acerba, Cecco riserva giudizi severissimi su Dante e la sua Divina Commedia:
De’ qua’ già ne trattò quel Fiorentino
che lì lui se condusse Beatrice;
tal corpo umano mai non fo divino,
né po’ sì come ‘l perso essere bianco,
perché se renova sicomo fenice
in quel disio che li ponge el fianco.
Ne li altri regni ov’andò col duca
fondando li soi pedi en basso centro’
là lo condusse la sua fede poca;
e so ch’a noi non fe’ mai retorno
ché so disio sempre lui tenne dentro:
de lui mi dol per so parlar adorno .


Cecco nega che Dante sia mai stato in Paradiso, perché il suo corpo umano non avrebbe potuto mai divinizzarsi, e aggiunge che il bianco non può essere come il perso, cioè la verità non può cambiar colore ed è una sola come la fenice. Ma soprattutto Cecco afferma un fatto importantissimo: Dante fu condotto all’Inferno (negli altri regni ove egli andò col duca) dalla sua «poca fede». Perché Cecco d’Ascoli, che sarà bruciato vivo come eretico, dichiara che Dante sta all’Inferno per «poca fede»? È serio pensare che questa «poca fede» sia la fede ortodossa cattolica, e che Cecco d’Ascoli trovasse poca la fede ortodossa/cattolica di Dante? Non pare proprio. Dante e Cecco d’Ascoli intrattennero buoni rapporti, e tra di loro si inviavano anche dei sonetti. Due di questi sonetti sono giunti fino a noi, e in essi si fa cenno ai momenti difficili che attraversavano i Fedeli d’Amore. Cecco consiglia Dante di navigare a vista cercando di stare a galla, Dante consiglia a Cecco di stare attento se non vuol venire ‘uccellato come tordo in pergola’. Cosa che poi accadrà veramente. Dante si rivolse a Cecco anche per quesiti astrologici, come fece anche Petrarca. In linea generale le dottrine di Cecco sono conformi a quelle professate da Dante nel Convivio e nella Divina Commedia, sui sogni, sull’amore, sulla libertà umana.  Secondo Luigi Valli, Cecco d’Ascoli avrebbe fatto parte della ‘setta’ dei Fedeli d’Amore, cenacolo che comprendeva Dante, Petrarca, Francesco da Barberino e altri. Valli afferma che all’inizio il poema l’Acerba di Cecco, che i letterati del tempo confrontarono con la Divina Commedia, avrebbe dovuto intitolarsi La Cerva, nome del mistico animale con cui si sarebbe indicata in realtà la setta dei Fedeli.
Nella sua opera astrologica la Sphaera, Cecco d’Ascoli esalterà il nesso tra sacro e astrologia, arrivando alla dichiarazione esplicita della negromanzia: termini matematico-geografici dell’astronomia, assumono un significato magico – operativo evocando nature e forze spirituali demoniache. La dottrina dei quattro punti cardinali, ad esempio, si trasforma nella credenza dei quattro demoni che si spartiscono il mondo e che entrano nei quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco). Essi corrispondono perfino alle quattro parti del corpo umano, le quattro membra principali. I quattro spiriti che risiedono nei quattro punti cardinali, appartengono alla gerarchia degli spiriti maggiori e si chiamano: Oriens, Amaymon, Paymon, Egim. Ciascuno di essi comanda venticinque legioni di spiriti che richiedono sacrifici di sangue di esseri umani e carne di uomini morti o di gatto. Le dottrine magico-negromantiche di Cecco sono terribili, e tra di esse c’è quella che gli meritò il rogo: la teoria degli angoli coluri. I loro spiriti dai nomi impronunciabili di Incubi e Succubi, entrando negli organi del corpo dell’uomo e della donna, sotto determinate congiunzioni astrali, avrebbero determinato la nascita di uomini quasi divini, e cioè dei grandi legislatori del mondo, dei maghi, dei profeti di Cristo e dell’Anticristo. Cecco d’Ascoli, come professore di filosofia e astrologia all’Università di Bologna insegnava queste dottrine ex cathedra.

G., Federici vescovini, Medioevo Magico, UTET, Torino, 2008.
 A., M., Pertini, V., Nestler, Cecco d’Ascoli. Poeta, occultista medievale, Edizioni Mediterranee, Roma, 2006. 

mercoledì 13 settembre 2017

QUANDO IL VATE VOLO’  DALLA 

FINESTRA E PREDISSE LA SUA MORTE. 






La sera del 13 agosto 1922 Gabriele D'Annunzio cadde dal balcone della stanza della musica del Vittoriale, e rimase fra la vita e la morte per molti giorni. Il fatto sembrò subito molto strano, la versione ufficiale comunicata alla stampa affermava che il poeta, mentre stava cercando un po' di fresco nella serata afosa, era stato colto da un capogiro. Il 17 agosto seguente il giornale Il Comunista insinuò che la caduta fosse dovuta a un fatto doloso. Altri ventilarono l'ipotesi che il poeta avesse tentato il suicidio e non mancò chi sostenne che la caduta non fosse mai avvenuta. Ad oggi la versione è che D'Annunzio cadde mentre ascoltava la musica suonata al pianoforte per lui da Luisa Baccara, appoggiato a una finestra, vicino alla sorella della pianista, la giovane Jolanda. La caduta sarebbe stata causata da una spinta datagli da Jolanda per opporsi a qualche avance focosa del poeta. Sembra che, in stato di semi-incoscienza, il 21 agosto, il poeta abbia mormorato una frase significativa appuntata dal medico curante: "E Joio? Jolanda, si sarà spaventata e sarà scappata a Venezia".
Questo il bollettino dei medici Antonio Duse, Francesco d’Agostino, Davide Giordano, Mario Donati, Raffaele Bastianelli, Augusto Murri subito dopo il ricovero in ospedale: «Segni manifesti di frattura della base del cranio estesa all’orbita destra. Commozione cerebrale. stato d’incoscienza. Segni di compressione cerebrale dubbi. Disturbi di motilità e di sensibilità non manifesti. Ferite lievi escoriate all’arto inferiore destro. Leggera contusione a destra del torace. Ambe le mani sono incolumi. Non v’è indicazione urgente di atto chirurgico. Polso regolare 67. Respiro regolare 25. Temperatura 37,8. Prognosi tuttavia riservata».
Fu disposta un’inchiesta riservata affidata al commissario Giuseppe Dosi, lo stesso che poi indagherà sul caso del povero Gino Girolimoni che nel 1927, a Roma, sarà accusato ingiustamente dello stupro di sette bambine e dell’omicidio di cinque di loro, delitti avvenuti tra il 1924 e il 1927. Un caso davvero inquietante, nel quale entrò anche un prete (anglicano) inglese, Ralph Lyonel Brydges, probabilmente il vero assassino. Giuseppe Dosi si presentò in incognito al Vittoriale, facendosi passare per un ex ufficiale della legione cecoslovacca, addirittura parlando tedesco e italiano con accento straniero. Chiese di frequentare il Vittoriale per dipingere paesaggi, e ne approfittò per interrogare il personale, e la gente dei dintorni. Conversò con lo stesso D'Annunzio, fino a quando il poeta capì di avere a che fare con uno sbirro e gli impose di andarsene. D’Annunzio all’epoca abitava al Vittoriale in una specie di Aventino, dedicandosi alla sua arte, avendo scelto di tenersi lontano dalla vita pubblica. Ex legionari legati ad Alceste De Ambris che era stato capo di gabinetto di D'annunzio a Fiume, cercavano di richiamare il poeta all’impegno pubblico e di fargli assumere una posizione antifascista in un momento nel quale il fascismo, soprattutto in campo sindacale, stava mietendo successi. I fascisti guardavano al poeta come un rivoluzionario combattentista, pensando alla suggestione che la sua figura poteva esercitare sull’intero popolo italiano. Lo stesso Mussolini era consapevole che la figura di D'Annunzio era un polo d'attrazione per gli ambienti squadristi del suo movimento. Nell’aprile del 1921 vi era stato un incontro fra D'Annunzio e Mussolini. Il poeta aveva appoggiato la candidatura di De Ambris alle elezioni di quell'anno, e vi erano state alcune iniziative promosse dai sindacalisti dannunziani in chiave antifascista. Il 3 agosto 1922, a Milano, D’Annunzio fece un improvvisato discorso dal balcone di Palazzo Marino dopo il fallimento dello "sciopero legalitario" promosso dalla Alleanza del Lavoro contro la violenza fascista. In quello stesso periodo furono avviati abboccamenti tra D'Annunzio, Mussolini e Francesco Saverio Nitti, che avrebbero dovuto portare ad una riconciliazione pubblica fra i tre uomini destinati a portare, in prospettiva, a un governo di pacificazione nazionale. L’incontro avrebbe dovuto aver luogo il 15 agosto in una villa toscana. L'improvvisa caduta di D'Annunzio, proprio alla vigilia dell'incontro, il 13 agosto, ne impedì la realizzazione. Nitti scrisse nelle sue memorie: "Se D'annunzio non fosse caduto dalla finestra e l'incontro con lui, Mussolini e me fosse avvenuto, forse la storia dell'Italia moderna avrebbe seguito un altro cammino". Certo è che, per la pena del contrappasso[1], chi sale troppo in alto poi cade. Dopo l'incidente, con la proclamazione del 4 novembre come festa nazionale, alcuni esponenti della vecchia classe politica liberale pensarono di sfruttare, in chiave antifascista D'Annunzio facendolo partecipare a una grande manifestazione patriottica che si sarebbe dovuta svolgere a Roma, all'Altare della Patria, nell'anniversario della vittoria. La marcia su Roma del 28 ottobre 1922 fece cadere il progetto. Dopo la marcia su Roma D’Annunzio al Vittoriale sarà un osservato speciale, e forse prigioniero. Visse in una specie di esilio dorato, sorvegliato, spiato, seguito, e trattato come un incapace. Gli affiancarono un’infermiera tedesca che non lo perdeva mai d’occhio.
Il Vate morirà anni dopo, il 1 marzo 1938,  a settantacinque anni, per un’emorragia celebrale. Curiosa coincidenza, in una lettera del 1935 a Mussolini, il Poeta aveva scritto: «il mio cranio di lucido cristallo può incrinarsi facilmente». E nel febbraio 1938 a Tom Antongini scrisse: «Credo che sono morto come il cavalier Baiardo all’assedio di Brescia…  L’anniversario cadrà poco prima del mio marzo funebre».   Il Vate morirà proprio nel marzo previsto nella sua ultima missiva, col capo chino sul suo scrittoio nella Zambracca, la stanza che usava al Vittoriale per comporre i suoi poemi, con il dito ad indicare la data esatta, cerchiata di rosso, del lunario Barbanera che vaticinava per quel giorno «la morte di un italiano illustre». Uno scena che molti lessero come un suicidio. La morte per emorragia cerebrale risulta dal certificato medico stilato dal dottor Alberto Cesari, primario dell’ospedale di Salò, e dal dottor Antonio Duse, medico curante del Poeta. I funerali furono organizzati con estrema rapidità. D’Annunzio morì il martedì sera verso le 20 e Mussolini partì da Roma per Gardone Riviera la mattina dopo, il tempo strettamente necessario per disdire gli appuntamenti di Stato e organizzare il treno presidenziale che lo portò a Desenzano con i ministri Ciano, Starace, Alfieri, Benni e il segretario particolare Sebastiani. Le esequie furono celebrate la mattina di giovedì 3 marzo, attorno alle 8,30. Non fu eseguita alcuna autopsia o altri accertamenti che approfondissero le cause del decesso. La morte fu certificata come emorragia celebrale solo in base a reperti esterni, clinici, non supportati da esami autoptici. Forse certificò tutto l’infermiera tedesca che da anni lo ‘seguiva’ da vicino. Il 12 marzo 1938 Hitler annette l’Austria alla Germania nazista. Iniziano i ‘preparativi’ per la seconda tragica guerra mondiale.

Fonti: Raffaele K. Salinari, Le tre morti di Gabriele D’Annunzio, Il Manifesto 05/10/2013
Ennio Di Francesco, “Il Vate e lo Sbirro”, Edizioni Solfanelli, 2017


[1] Articoli di Paolo Franceschetti reperibili in rete. 

sabato 2 settembre 2017

UN PROCESSO PER INFANTICIDIO DEL 1455






Contra Ursula filliam magistri Bortholamey Barberi.
(Noale 1455)


/c.749r/ Die XVIII october

Cum die suprascripto, primo mane, ad aures prefacti domini potestatis pervenerit, ex rellatione quam plurimum personarum,  quod Ursula fillia quondam magistri Bortolamey Barbery de Mestre, habitatrix in Noalo que gravida erat die herina, die lune, peperierat unum fillium quem dum peperisset  occissit eum,  sepelivit clandestine. Unde prefactus dominus pottestas cum hoc inteligisset mandavit ser Pasqualino eius millite et Tono Nansuato cabalario ut ditam Ursulam detenire, dan venit et detempta ad ipsum deducere.

Qui milles et Tonnus suprascripti iux mandata domini pottestatis paulatim post predictam coram antelato domino protestate, dictam Ursulam presentaverunt et donam Angnixinam eius matrem.

Constituta dicta Ursula coram antelato domino pottestate in rocha Anoalis supra eius  podiollo sue residentie, et interrogata, si de presente est gravida sive peperit fillum aut filliam, que respondit non est gravida neque peperisse fillium sive filiam. Deinde interrogata, ubi fuit heri et quie fecit et se sola aut sociata in domo stetit, que respondit quod die illo in domo cum matre sua stetisse partim et partim sub porticum sue domus ad fillando. Interogata iterum ut dicat veritatem, que respondit quod ignorat quie hoc dicere vult eo quia aliud non fecit nissi ut supradixit.

Post hec omnia et immediate prefatus dominus pottestas cupiens inteligere veritatem rey, interogavit illam ubi erant claves sue domus et si quis in illa erat, que respondit quod nemo in domo erat et claves penes se erant, quas deinde prefacto domino potestate tradidit et vocatus ad se dictum ser Pasqualinum millite dictas claves consignavit et /c.749v/ mandavit ut una cum Tono Nansuato cabalario ire deberunt ad domum habitationes dicte Ursule, et per eam dilligenter perquirere si in illa aliqua fovea est, et invenendo aliquam debeat videre si aliquis intus sepultus est. Insuper iussit atque mandavit uxori dicti millitis ut dilligenter investigare ac per personam et ventrem palpare et videre si dicta Ursula peperierat.

Post predicta dicta uxor suprascripti millitis iux mandatum sibi factum retulit prefacto domino potestaste dilligenter perquirisset dictam Ursulam que habet rationes suas prout et sicut habent alie mulieres quas si peperierat. Ignorat ex eo quod de hoc non bene se intelegit.

Ser Pasqualinus milles et Tonus suprascripti, paulatim post omnia supradicta, redierunt de domo habitationis dicte Ursule et presentaverunt prefacto domino potestate unum puerum mortum quem dixerunt invenisset sepultum in una fovea subtus eius leteriam, qui puer habebat totam gulam nigram. Quo visso, immediate dicta Ursula cepit exclamare dicendo, plorando, mortua sum quia peperi hunc fillium mortuum et ut aliquis sciret sepelivi eum subtus leteriam meam.

Quibus omnibus auditis, visis et intellectis ut veritas dillucidarent quomodo res iste se habent, prefactus dominus potestas interrogavit ditam Ursulam si ille puer batizatus erat, que respondit quod sic interogata quis eum batizavit, que respondit ipsamet batizasse. Interogata quomodo et qualiter eum batizavit, que respondit quod porecta sibi unum modicum de aqua et sale a matre sua dum illum peperisset, matre sua insienter ipsum batizavit. Interogata cuius est fillius, que respondit quod est sive erat fillius presbitery Iohannis plebani pro dimidia ecclesie sanctorum Felicis et Fortunati de Anoalis.

Quem puerum, prefactus dominus potestas iussit sepeliri. Et sic factum fuit /c.750r/ in domo ad acipiendum unum fazolum que cum redidisset ad dictam teietem invenit ditum puerum mortum. Et videns hoc, timens ne aliquis de hoc se prependeret, acepit illum subtus investituram et portavit supra solarium sue domus et in uno cassono zonchorum deposuit eum. Deinde, cercha hora vespertina recepit illum et sepelivit subtus eius leteriam. Iterum interogata ut dicat veritatem, que nil aliud dicere voluit et tunc ipse dominus potestas iussit eam ad torturam ligari per Petrum Tavolarium. Et ligata aliud dicere noluit et tracta aliquamtulum sursum, interogata ut dicat veritatem, que respondit: domine faciatis me dimitti de orsum quoniam verum dicere vollo. Et quod verum erat quod ipsa dictum puerum ocissit, et dimissa paultim iussit eam coram se deduci tunc interogata quomodo ocissit ditum puerum, que respondit quod quando peperit ditum puerum illum deposuit supra unum modicum de palea que ibi erat et ad gulam possuit unam paziam telle canipazi admodum unius fazoli, longitudinis brachorum trium cum qua illum strangolavit. Deinde fecit ut supradixit. Interogata ut dicat veritatem, quoniam ipse dominus potestas bene scit omnia, que respondit postquam ditum puerum strangolavit dum eius mater ivisset ad eam et ipsam interogasset quid faciebat, sibi explicavit omnia que gesta erant que cum audivisset cepit habere magnum dollorem redarguendo eam ac dicendo: “O' iniqua femina quid fecisti, quare non dissesti michi ac aiungendo, de hora non vollo me impedire de fructis tuis et videbis si bone aut male fecesti et aliud dicere noluit”. Unde ipse dominus potestas interogavit eam ut vellet dicere veritatem aliter sibi dabit duas strapatus corde, que respondit dum explicasset matry sue omnia que gesta erant, dicta eius mater ivit supra solarium ad videndum dictum puerum, quo vixo exivit de domo et sub porticu sue domus cum aliis mulieribus que ibi aderant, se posuit ad sedendum ad fillandum. Et illam in domo remansit aliquantulum et postino dum de domo foris exivit ut ille mulieres non se prependerent quod peperierat.
Item dominus pottestas videns quod ipsa Ursula aliud habere non poterat ! /c.750v/ ad declarationem mentis sue pro examinando iterum donam Angnixinam matrem dicte Ursule, ipsam Ursulam carcerarii fecit.

Dona Angnixina uxor quondam magistri Bortolamey Barbery de Mestre olim habitatoris in Anoalo, constituta coram antelato domino potestate in loco suprascripto et interogata dilligenter quod dicat veritatem, quis ocisit ditum puerum que peperierat Ursula eius fillia!, que respondit ignorare. Deinde interogata ut dicat veritatem eo quia ipse dominus potestas bene scit, que respondit nil aliud scire nissi ea que hac mane vidit et a dicta eius fillia dicere audivit. Interogata si dictum puerum vidit antequam hac mane, que respondit quod non. Interogata si ab aliquo vel ab aliqua persona audivit dicere quod dita Ursula eius fillia peperierat fillium, que respondit quod verum est quod heri sero venerabilis vir dominus presbiter Gulielmus, plebanus in Anoalo, ivit ad eius domum et sibi abuit dicere quod intellexerat quod dita Ursula eius fillia peperierat unum puerum, que respondit quod non credebat. Et tunc ipse dominus presbiter Gudielmus recessit. Deinde dicta dona Angnixina interogavit dicatm Ursulam si verum erat quod peperierat fillium, que sibi negavit, aliud dixit nescire. Interogata ut dicat veritatem quoniam ipse dominus potestas omnia scit, que respondit quod verum est quod heri sero Ursula sibi ostendit ditum puerum mortuum hora Avemarie, deinde quid dicta Ursula fecit ignorat quia ipsa ivit dormitum et nil aliud dicere voluit. Et tunc ipse dominus pottestas iussit ipsam ad torturam ligari per Petrum Tavolarium et ligata, interogata ut dicat veritatem que respondit dissise, et elevata aliquantulum.....


/c.751r/ die ultrascripto

Constituta coram antelato domino potestate dona Angnexina mater Ursule ultrascripte et interogata per dominum potestatem quando et qualiter dicta Ursula eius fillia peperit illum puerum mortuum ipsa insciente, que respondit de predictas nil scire, quia numquam se perpondidit quod dicta Ursula foret gravida. Ex eo quod pluries ac pluries requisivit eam ut sibi diceret veritatem si gravida erat, que semper negavit et si sciisset hoc non evenisset, interogata que res intervenerunt que respondit de illo puero, interogata si vidit illum in domo sua vivum aut mortuum que respondit quod no.

Prefacto dominus pottestas intendens de predictis habere veritatis, coram eo vocari fecit ditam Ursulam. Que cum coram eo constituta foret interogata fuit ut dicat veritatem et quali res se habent quod respondit que die herina dum ipsam haberet dollorem peperiendi ivit subtus unam teietem que est ex oposito sue domus et secum portavit unum schangnum et unam scutelam aque cum modico salis. Et cum ibi aliquantulum stetisset peperit unum puerum mortuum, quo facto ipsum batizavit et deinde supra paleam que ibi erat deposuit eum quem dum ivisset in domo et redivisset ad ditam teietem invenit mortuum et ut nemo se prependeret acepit illum subtus eius investitura et portavit supra sollarium eius domus et deposuit in quodam cassono in quo erant certi zonchi cum quibus implunture drizias amulieribus et deinde circha hora vespertina sepelivit eum subtus eius leteriam. Interogata si eius mater de hoc aliquid sciebat, que respondit quod mater eius aliquid non sciebat ex eo quod fillabat subtus eius porticu domus cum aliis mulieribus. Interogata cuius est ille puer, que respondit esse fillius presbiteri Iohannis plebani pro dimidia Anoalis. Interrogata /c.751v/ Si ad invicem habuerunt coloqium antequam ipsa peperiet ditum puerum vel post que respondit que no. Interrogata quia vult dicere quod ille puer habet totum gulam et caput nigrum et machatum que respondit hoc precessisse ex eo que quando ipsum sepelivit fovea non erat fondata et nimis curta erat et ponendo ipsum in dicta fovea calcando ipsum recepit illam negritudinem et machaturam. Interrogata quis eam aiuvavit facere ditam foveam et sepelire ditum puerum que respondit nemo viss. Quod ipsamet cum uno gladio et uno cutelacio fecit ditam foveam. Interrogata ut dicat veritatem quoniam ipse dominus pottestas omnia bene scit que respondit dissise et quod illud quod dixit est ita rey veritas.

Unde prefactus dominus pottestas intendens habere circha predictam veritatem iussit predicta Ursulam et Agnexinam ad carceres reduci et in illis reponi quousque aliam meliore declarationem habebit et sic factun fuit.

Eo die millesimo et indicione ac die ultrascriptis post prandium prefactus dominus pottestas cupiens dare huic negotio expeditionem et inteligere rey veritatem si dicta Ursula est culpabilis aut in suos mortis suprascripti pueri, iusit ipsam trahi de carceribus et ad locum torture coram eo deduci et sic per Pasqualinum millitem prefacti dominus pottestas in rocha Anoalis intra portas ad locum torture consuetum presentibus Petro Tavolario, Tono Nansuato cabalario ser Pasqualino milite prefacti dominus potestas coram ea ducta fuit. Que deducta interogata fuit ut dicat veritatem de hiis que fecit et qualiter ditus puer mortuus est. Que Ursula sic constituta coram ipso domino potestate dixit ut supra dixit hac mane quod die herina dum ipsa haberet dollores peperiendi acepit de domo unum scangnum et ivit ad unam teietem que est ex oposito sue domus cum una scutella aque et salis in manu et cum ibi aliquatulum sedisset peperit unum puerum quem immediate batizavit et deinde ipsum deposuit supra unum modicum de palea que ibi erat et de ingressit. /c.752r/ interogata ut dicat veritatem que respondit quod verum est quod ipsa Ursula eius fillia dum ipsa esset subtus teietem portavit ei unam scutellam aqua cum modico salis. Cui ipsa dixit quid vis facere aut fecisti, que respondit feci nescio quid ne impediatis de factis meis. Et tunc ipsa recessit, iterum interogata nil aliud dicere voluit et tunc ipse dominus potestas iussit ipsam sursum tirari et tracta ad mediam cordam et dicente domino potestate die verum et ipsa pure dicente nescire quid dicere tuss ea que supradixit tunc dominus potestas sibi dare fecit unum squasum et interogata ut dicat veritatem que respondit quod dicta Ursula eius fillia quando ei poresit scutelam aque cum modicu salis et interogasset illam quid facere volebat sibi dedit responsum, ego feci nescio quid et aliud dicere noluit.  Unde prefactus dominus pottestas iterato iussit ipsam sursum levari et levata usque ad mediam cordam interogavit  ut dicat veritatem et quia videbatur in exitasse stare nil aliud dicens, dimissa fuit de orsum paulatin. Et videns ipsam sic stare eam desolvi fecit et ordinavit quod duceretur ad carceres et sic ducta fuit mandato ipsius dominis  potestatis.

Die xxx1 mensis octobris

Dona Lucia dicta Cia, uxor Gasparini galengarii de Anoalo testis asumpta ex officio ipsius dominus potestatis, et interogata si ipsa scit quod Ursula fillia olim magistri Borthy Barberii peperierat aliquem fillium sive filliam in hiis diebus, que respondit de vera scientia nil scire nissi ex suspicione quam versus eam habuit die lune preterita in qua dicitur illa peperisse unum puerum quem dita die vidit portare de eius domo mortuum pro millite ipsius dominus potestatis et Tonum caballarium. Ex eo quod die dicto dum ipsa testis in diversis horis dieii non videret ditam Ursulam interest sub porticu cum aliis vicinis ad fillandum more solito, versus vicinas pluriis abuit dicere ubi est Ursula quia ipsam non video. Quo ivit usque quid vero facit et vicine respondentes dicebant miramur et dum dicta die post prandium /c.752v/ hora tarda dum dicta Ursula ivisset ad puteum pro acipiendo de aqua prospicientes vicine in facie dicte Ursule inter se razonabant quid habet Ursula quod est ita palida et vix in pedibus stare potest et sic ad invitem. Conferentes putabant quod peperierat fillium vel filliam et etiam simillia alia verba dicebant et aliter dixit scire. Interogata si eius vicina est que respondit quod sic. Interogata si dicta die in domo sua stetit, respondit quod sic presentum et presentum sub porticu. Interogata si dicta die audivit dictam Ursulam lamentare sive habere dollorem aut alio modo aliquem actum facere prout et sicut fiant[1] mulieres quando est tempus peperiendi que respondit quod non. Interogata si dicta die audivit in aliqua hora plorare aliquum puerum in domo dicte Ursule, que respondit quod non. Interogata si per aliquem foramen aut alio modo potest videre de eius domo in domum dicte Ursule que respondit quod non.

Eo die ultrascripto

Ursula fillia Bortholamey Barbery ultrascripta deducta coram domino potestate ad eius presentiam in camera sue residentie de carceribus. Et interogata ut dicat factum aprincipio usque ad finis, comodo res se habent, aliter ipsa non dicente veritatem interim dominus pottestas faciet quod dicet ! Que respondit quod infallantei disposita est dicere verum et incipiens dixit quod die lune que fuit xxvii mensis presentis dum ipsam haberet dollores peperiendi exivit de domo et acepto uno scangno ivit ad unam eius teiete que est[2] ex oposito sue domus et cum ibi aliquantulum stetisset peperit unum puerum quem ipsamet batizavit. Interim supravenit una mulier illorum de Rubeiis que habitabat in burgo versus Mestre ad eius domum ad interogandum eius matrem si compleverat unuam eius drezam, et dubitando ut ille puer non ploraret posuit ad eius gullam unam peziam canipazi ad modum unius fazoli longitudinis brachorum trium et de inde cum manum frachando /c.753r/ supra gulam ut non exclamaret et coperiendo eum subtus investituram et tantum tenuit quousque illa mulier recessit. Que cum recessisset descoperuit eum et invenit illum sufocatum et mortuum. Et tunc illum acepit subtus investituram et portavit supra solarium sue domus et illum in quodam cassono zonchorum deposuit. Quo facto desendit de solario et exivit de domo sub porticu et cepit unum modicum fillare, ut ille vicine non se prependerent ut peperierat. Et sic stando mater sua sibi abent dicere quid habes quia in facie es ita palida, que respondit nichil habeo et hiis dictis introivit in domum et ivit ad ignim pro cucinando prandium et cucinavit certos faxolos et dum ipsa et mater sua comederant de dictis faxolis propter certos dollores quos ipsa habebat undique se torquevebat et tunc eius mater cepit eam interogare quid ipsa habebat. Cui illa naravit qualiter peperierat puerum unum mortuum que possuerat in uno cassono zonchorum supra solarium quo audiens dicta eius mater ivit ad videndum et acepit illum et de orsum portavit et deposuit illum subtus lectum et in sero ambo dormitum iverunt et hora circha quinta notis sureserunt et illum sepeliverunt in una fovea subtus eius leteriam. Et istud est verum precisse.

Die dicto

Dona Angnexina mater suprascripte Ursule, constituta coram antelato domino potestate in camera sue residentie. Et interogata de plano ut dicat veritatem et factum aprincipio usque ad fines comodo res se habent alioquam ipsa non dicente ut que dominus pottestas faciet sibi bene dicere veritatem. Que respondit quod disposita est animo dicere veritatem quatenus alias dixit et incipiens dixit quod dum die lune preterita que fuit die XXVII intrantis /c.753v/ dum ipsa esset in domo hora Ave Marie et vidisset illum puerum mortuum in cassono zonchorum supra sollarium, acepit illum et portavit de orsum et posuit illum subtus lectum et aliud dixit nescire quia postea ivit dormitum et circha hora quinta notis dicta Ursula surexit et sepelivit eum. Interogata quis aiuvavit fovere ditam foveam et sepelire dictum puerum que respondit ignorare. Interogata ut dicat veritatem quia ipse dominus potestas bene omnia scit, que aliquantulum stupefacta stetit stetit. Et postmodum dixit quod verum est quod ambo suresserunt hora predicta de lecto et subtus dectam leteriam fecerunt dictam foveam et sepeliverunt eum. Interogata quis fecit foveam que respondit quod fuisse Ursula eius fillia. Interogata si vidit ditum puerum quando dita Ursula peperit eum, que respondit non vidisse eum nissi supra solarium in cassono zonchorum mortuum ut pre dixit. Et quod quando peperit illum ignorat eo quod  sub porticu sue domus cum aliis mulieribus fillabat et non introivit domus nissi quando illa mulier  de Rubeiis venit ad eam ad petendum suam dreciam  et si istud scivisset hoc non evenisset.

Unde facta dicta examinatio dictarum Ursule et dona Agnetis de plano prefactus dominus pottestas illas reduci fecit ad carceres modo et intentione eas purgandi cum tortura et habere veritatem et sic ambo in carceribus deducte fuerunt.


Die quinto novembris

Ursula suprascripta ad locum torture consuetum coram antelato domino potestate pro veritate habenda, constituta et interogata ut dicat veritatem  de plano aliter sibi dare faciat de strapatas corde. Que respondit quod ignorat qualiter fecit et quod credit peperisse illum puerum mortuum /c.754r/ Onde prefactus dominus pottestas videns quod dicta Ursula ibat per ambovis iussit eam spoliarii et ad torturam ligarii et legata, interogata ut dicat veritatem que respondit peperisse ditum puerum mortuum. Unde iussit ipsum sursum trahii et levata ad mediam cordam, interogata ut dicat veritatem que respondit quod deponatur quod vult dicere veritatem et deposita, interogata ut dicat veritatem que respondit quod ignorat comodo et qualiter peperit ditum puerum ex eo quod ipsum non audivit plorare et quod credit illum peperise mortuum ! Unde prefactus dominus pottestas iterum iussit illam levarii et levata sibi datum fuit unum squasum et deinde interogata ut dicat veritatem que respondit ipsum puerum ocidisset. Interogata comodo ocisit illum que respondit, dum illum peperisset et batizasset ut alias predixit et venisset ad domum suam illa muliere de Rubeis postulando matri sue unam drezam, timens ne illa se prependeret quod illa perierat ac ille puer non ploraret ad gulam dicti pueri circum circha ter posuit unuam peziam canipi ad modum unius fazoli et manum supra gulam et deinde subtus investituram et tantum cum manu frachavit quod an sufocavit et hoc habit iusit eam planinude deponere et disolvi et ad carceres reduci et sic factum fuit.


Eo die
Dona Angnixina ultrascripta ad locum torture consuetum coram domino pottestate constituta et interogata ut dicat veritatem quia ipse intendit purgare indicia et ab ipsa onino habere veritatem rey, que respondit numquam vidisset ditum puerum nissi mortuum. Interogata qualiter vidit ditum puerum mortuum que respondit, quod die illa qua peperit dita Ursula ditum puerum circha hora vespertina, dum vidisset ditam Ursulam totam palitam, versus eam abuit dicere quie abes. Et tunc illa sibi respondit ego feci malum. Cui ipsa respondit quid facesti, et illa respondeit ego peperi unum puerum mortuum. Et tunc ipsa respondens dixit ubi posuisti eum, que /c.754v/ respondit ego portavi supra sollarium et in cassono zongrorum deposuit eum. Et tunc ipsa hoc audiens ivit supra solarium et invenit ditum puerum mortuum in dicto cassono zonchorum et acepit illum et de orsum portavit et subtus lectum posuit eum et postmodum circha hora quinta notis dicta Ursula suresit et sepelivit illum subtus lecteriam et quod verum est quod sibi lumen fecit tenendo lucernam et in aliquo alio acto se impedivit.

Quibus auditis et intelecetis, prefactus dominus pottestas videns ab ipsam donam Angnixina aliud non possit habere pro nunc deliberavit ipsam amplius interogare dum ad aliam diem remitere in qua die onino intendit veritatem abere. Et iussit illam ad carceres reduci et reponi et sic factum fuit.


Die XIII novembris

Ursula suprascripta ad locum torture consuetum coram antelato domino pottestate constituta et interogata si disposuit ad hunc dicere veritatem et si non disposuit quod disponat aliud sibi dare faciet tot strapatas corde quod dicat, que respondit quod nil aliud abet dicere nissi illud quod dixit die quinto instantis et ita de presenti replicat quod dum peperisset illum puerum et ipsum batizasset veniens ad domum matris sue illa mulier de Rubeis pro acipiendo illam suam dreziam et ut illa non videret ditum puerum aut audiret eum plorare illum abscondidit subtus eius investituram et ad gulam posuit circumter unuma peziam canevazi ad modum unius fazoli, tenendo manum supra gula intantum quod ocissit eum. Unde prefactus dominus pottestas volens habere veritatem iussit eam spoliari et ad torturam ligari et ligata sursum trahii et trata datum sibi fuit unum squassum et interogata ut dicat veritatem que respondit strangolasset ditum puerum cum illa pecia canipi ut predixit de inanzi etiam sufocavit quia tenebat manum supra essum taliter quod suspirare non poterat. Interogata quis /c.755r/ eam aiuvavit sive dedit consilium aut favorem, quod respondit quod nemo nissi que mater sua dedit illam scutelam aque et modicum salis. Unde prefactus dominus pottestas iterum iussit illam sursum trahi et levata sibi dari fecit unum squasum, et interogata ut dicat veritatem que respondit que deponatur que certe disposuit dicere veritatem et deposita planinude et coram domino pottestate deducta, interogata ut dicat veritatem que respondit quod dum peperierat ditum puerum ut predixit, videns quod nemo illam viderat quod peperierat, diabolico spiritu investigata strangolavit eum et quod nemo de hoc sciivit neque dedit consilium sive favorem y salvo quod[3] postquam strangolavit ditum puerum et posuerat in cassono zonchorum videns eius mater quod erat in facie palida, interogavit eam quis habebat et illa sibi illo tunc palentavit omnia predicta. Interogata que intentio fuit sua ante quam peperierat facere de dicto puero, que respondit quod bona erat, suum  postmodum dum peperisset et quod nemo eam viderit neque sciebat nunc  se prependit vollens cupire falum suum diabolico spiritu instigata, strangolavit eum et meretur  morii quia propria carnem ocissit. Unde prefactus dominus pottestas videns habuisset a dicta Ursula veritatem, iussit disolvi et in carceribus reduci et sic factum fuit.

Eo die post inmediate predicta

Dona Angnixina mater suprascripte Ursule ad locum torture consuetum et coram antelato domino pottestate constituta pro habendo veritatem et interogata de plano ut dicat veritatem que respondit nil aliud habere ad dicendum nissi replicare ea que all(?) predixit. Et quod certe usque se prependidit quod dita Ursula foret gravida et quod verum sit et dubitando illa non foret gravida veneriis ad medicum de Orissia urinam dicte Ursule portavit qui cum illa vidisset sibi retulit quod dita Ursula non erat gravida et sic ipsa non credebat imo repugnabat cum aliquibus qui si dicebant quod imo erat /c.755v/ tamen ipsa dicendo quod menerebant quonam medicus de Brissia sibi afirmaverat quod non erat et illa sic credendo non ponebat mentem quando aliquid ipsa faciebat quia hoc modo fuit decepta et si hoc servisset fecissit provvisionem quod hoc non acedisset et quod de aliqua re non est in culpa.

Eo die (eodem) millesimo et indicione die iovis XIII mensis novembris prefactus dominus pottestas  pro eo que habuit a suprascriptis domina Angnexina et Ursula iusit formary inquisitionem contra ipsas donam Angnexinam et Ursulam infrascripti tenoris.

In ex inquisitio seu titulus inquisitionis que fit seu fieri intenditur per specatibilis ac generosum virum dominum Andream Victuri pro illustrissimo domino dominium Venetiarum et ex honorabilis pottestatis Anoalis contra et adversus donam Angnexinam uxorem olim magistri Bortolamey Barbery de Mestre habitatore in Anoalo et Ursulam eius filiam tamquam publicas homicidiarias feminas male conditionis vite et fame in eo de eo et supra eo quod ad aureis et noticiam ipsius domini pottestatis provenerit non quidem amalevolis neque suprascriptis personis pocus fidedignis fama publica precedente et clamorosa insinuatione referente pervenit lune que fuit XXVII mensis octobris preteriti foret gravida presbiteri Iohannis plebani pro dimidia[4] eccelsie sanctorum Felicis et Fortunati de Anoali esset in domo sua et venisset tempus peperiendi habendo dolores peperiendi stando ad ignim et propter dictos dollores se huic inde torquebatur dubitans ne aliquis sciret quod fuisset gravida neque se prependeret quod peperiret et in scienter dona Angnexina eius mater acepit unum schangnum et foris de domo exivit et ivit quadam teiete que est ex oposito sue domus et paulatin post sedendo supra dictum schangnum peperit unum puerum que abscondidit subtus eius investituram et vocavit ditam donam Angnexinam eius matrem ut sibi portaret unam scutellam /c.756r/ aque cum uno modico salis. Que dona Angnexina inscienter quid facere volebat dita Ursula ditam scutelam aque et salis portavit, interogando illam quid facere volebat cui illa respondit ite ad faciendum facta vostra et de meis nolite impedire. Et dum ipsa recessiset et intrasset domi, quedam mulier illorum de Rubeiis supravenenit et cepit petere dicte dona Angnexine unam eius dreziam et cum aliquantulum ad iniucem locute fuissent ixiverunt de domo et venerunt subtus porticum isto.  Iterum dita Ursula que peperierat puerum et obsconderat subtus investituram suam, diabolico spiritu instigata ter aligavit  circum circha gulam dicti purii unam peziam canipi admodum unius fazoli longitudinis brachorum trius et illum puerum cum dicta pezia strangolavit. Deinde illum subtus eius investituram acepit et portavit supra solarium sue domus et illum posuit in uno cassono zonchorum, deinde venit subtus porticum ubi mater erat que sibi dixit ut ire deberet ad preparadum prandium, et sic ipsa Ursula ivit in domo et cuzinavit certos faxolos, et dum predicta dona Angnexina et Ursula comederent de dictis faxolis prospiciendo dita donna Angnexina versus ditam Ursulam abuit dicere quid haberes quia ita palida es in facie, cui dita Ursula respondebat nichil habeo. Et ipsa Angnexina replicante imo aliquid habes et tunc ipsa Ursula cepit dicere ego feci malum quia peperi puerum unum et illum ocissi. Quo audiens dita dona Angnexina cepit versus ditam Ursulam dicere, o femina penissima numquam voluisti palentare michi quod fores gravida, imo cellando et negando semper versus me dicebat non sum et videbitis quod illi qui dicunt menciuntur et multa alia verba, dicendo ut in processu formato aparet. Et tunc ipsa dona Angnexina versus ditam Ursulam abuit dicere ubi posuisti eum, dici michi. Cui dita Ursula dixit ego posui eum supra solario in cassono zonchorum que cum hoc audivisset ivit supra sollarium ad ditum cassonum et ibi invenit eum, quem acepit et de orsum portavit et subtus lectum colocavit, dicendo quid vis modo de illo facere et /c.756v/ recessit de domo. Et in sero ambo iverunt dormitum et circha hora quinta notis predicte suresserunt et dita Ursula acepit uno gladio et uno cutelazio intravit subtus leteriam et fecit unam foveam in qua ditum puerum sepelivit facendo dita dona Angnexina lumen ad predictam Ursulam. Comitendo predicta contra deum, ius et iusticiam et contra formam statutorum comunis Anoalis et provisionim ducalium ac in vilipendium regiminis prefacti domini pottestastis.

Eo die ultrascripto

In[5] rocha Anoalis et supra salam de Belveder, presentibus ser Liberale quondam ser Bortolamey de Zucareda, ser Laurentio Sorgato, messer Iohane de arzenta pelipario in Anoalo et multis aliis, coram prefacto domino pottestate sedente pro tribunal supra unam bancam quem locum pro idoneo et iuridito ad huic actum elegit, constitute personaliter dona Angnexina et Ursula ultrascripte in ultrascripta inquisitione nominate et lecta sibi ultrascripta inquisitione formata contra ipsis de verbo ad verbum vulgari sermone per me cancelarium de mandato prefacti domini pottestatis ad sui plenam inteligentiam et interogate quid volebant respondere et quam excusationem facere, sponte, libere et excerte suam dixerunt et confesse fuerunt omnia et singula in ipsa inquisitione contenuta vera esse et fuisse, nec volle nec scire facere aliam excusationem. Et statui ego cancelarius infrascriptus vocavi omnes ibi astantis testis qui omnes intelexerunt et audierunt confessionem spontaneam ipsorum dona Angnexine et Ursule. Quibus  sic prefactis dominus pottestas assignavit ipsis dona Ursule et dona Angnexine presentibus, audientibus et inteligentibus quatenus usque ad tres dies proxime futurios debeant facere defenciones suas si quam amplius facere intendunt et perhemptorie.

Condanata fuit dita Ursula ad decapitandum et donna Angnexinia fuit absoluta.  Expedit.      
.




[1] Faespunto.
[2] Expo – espunto.
[3] Quando – espunto.
[4] Sanctorum – espunto.
[5] Ratificato – margine sinistro.